Riepilogo
Questa lezione chiude l’unità dei limiti con una tecnica di calcolo che riunisce quasi tutto ciò che si è visto finora: il confronto tra funzioni che tendono a zero o all’infinito. Si definiscono l’ piccolo, l’ grande, lo stesso ordine e l’equivalenza, e si dimostra che, in un prodotto o in un quoziente, ogni fattore può essere sostituito con un altro equivalente senza alterare il limite. I limiti trigonometrici, quelli dell’esponenziale, del logaritmo e delle potenze, e quelli dei polinomi, dimostrati nelle lezioni che precedono, si riuniscono in una tabella degli equivalenti, che permette di calcolare a colpo d’occhio limiti che prima richiedevano varie trasformazioni. La lezione mostra anche l’errore più comune con questa tecnica, sostituire all’interno di una somma, quando una somma si può invece sostituire, e come si confrontano le potenze vicino a zero e lontano dall’origine.
Obiettivi di apprendimento
- Definire l’ piccolo, l’ grande, lo stesso ordine e l’equivalenza di funzioni in un punto, da un lato o all’infinito, e dimostrarne le proprietà.
- Dimostrare il principio di sostituzione degli equivalenti nei prodotti e nei quozienti, e riconoscere perché non vale nelle somme.
- Dimostrare la tabella degli equivalenti in zero e usarla, con la composizione, per calcolare limiti e determinare l’ordine e la parte principale di un infinitesimo.
- Confrontare infiniti e infinitesimi di tipo potenza, e distinguere l’equivalenza dall’esistenza di un asintoto.
Confrontare funzioni
Le lezioni sul teorema del confronto e sui limiti infiniti hanno mostrato che le forme e non hanno un risultato fisso: il limite di un quoziente di due funzioni che tendono a zero dipende da quanto rapidamente vi tendono. L’idea di questa lezione è misurare tale rapidità confrontando ogni funzione con un’altra più semplice. Come nella lezione sui limiti infiniti, indica la destinazione della variabile (, , , o ), e «vicino a » significa in un intorno bucato, da un lato o in una semiretta. Se una funzione è definita solo in un insieme di cui è punto di accumulazione, «vicino a » significa nei punti di di un intorno bucato di centro , e i limiti sono quelli della lezione sul limite di funzioni di una variabile reale, presi in ; le definizioni seguenti si applicano allo stesso modo in quel caso.
Siano e funzioni definite vicino a , con vicino a .
- è trascurabile rispetto a in , e si scrive , che si legge « è o piccolo di », se .
- è dominata da in , e si scrive , che si legge « è O grande di », se esiste tale che vicino a ; cioè, se il quoziente è limitato vicino a .
- e sono dello stesso ordine in se tende a un numero diverso da zero.
- e sono equivalenti in , e si scrive , se .
Una funzione che tende a in si chiama un infinitesimo in , e una che tende a o a , un infinito. Un infinitesimo in ha ordine se è dello stesso ordine di (in , se è definita solo per ), e allora, se tende a , la funzione è la sua parte principale: .
La parola «infinitesimo» non designa un numero molto piccolo, ma una funzione che tende a zero; la scrittura non designa una funzione determinata, ma una qualsiasi di quelle che sono trascurabili rispetto a . Per esempio, in , perché tende a ; invece, in , perché tende a . Una stessa coppia di funzioni si confronta in modo opposto a seconda della destinazione. Lo stesso ordine e l’equivalenza sono, in fondo, un solo confronto: se e sono dello stesso ordine con quoziente che tende a , allora .
In una stessa destinazione :
- l’equivalenza è riflessiva, simmetrica e transitiva: ; se , allora ; e se e , allora ;
- se e solo se ; in particolare, se , allora ;
- se e , allora e per ogni reale .
Ogni affermazione è una regola dell’algebra dei limiti applicata a un quoziente.
Dimostrazione
Il quoziente di per sé stessa vale . Se tende a , il suo reciproco tende a , per la regola del reciproco. Se e tendono a , anche il loro prodotto, per la regola del prodotto.
Il quoziente di per è , che tende a se e solo se tende a . Con , la differenza è .
Se e tendono a , anche la loro somma e il prodotto di ciascuno per una costante, per la regola della combinazione lineare.
L’ grande non esige che il quoziente abbia limite, ma solo che non cresca senza controllo. Per esempio, in , benché non abbia limite lì, e in , perché . Per calcolare limiti basta l’ piccolo; l’ grande servirà a misurare errori di approssimazione, come quello del polinomio di Taylor, che si studierà in Analisi II. Le sue regole sono le seguenti.
In una stessa destinazione :
- se ha limite finito in , allora ; in particolare, se o se ;
- se e , allora e per ogni reale ;
- se e , allora ;
- se e , allora .
Ogni regola è una disuguaglianza tra valori assoluti; l’ultima combina una maggiorazione con un quoziente che tende a zero.
Dimostrazione
Se tende a , la sfida ha risposta: vicino a , il quoziente dista da meno di , e per la disuguaglianza triangolare il suo valore assoluto non supera .
Le maggiorazioni con per e con per valgono insieme vicino a , nell’intersezione dei due intorni. La disuguaglianza triangolare maggiora la somma; il multiplo ha la costante .
Le maggiorazioni dei due fattori si moltiplicano.
Il quoziente del prodotto per è il prodotto di un quoziente limitato da e di un altro che tende a ; per il teorema del confronto, tende a .
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