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Topos Uranos

Riepilogo

Questa lezione insegna a comporre tabelle che si leggono senza sforzo. Precisa che cos’è una tabella, un testo che si legge per righe e per colonne, e quando conviene rispetto a un elenco o a una figura; presenta l’ambiente tabular, con le lettere di colonna l, c, r e p{larghezza}, il segno & tra le celle e \\ alla fine di ogni riga; mostra la griglia di linee verticali e \hline e spiega perché ostacola la lettura; presenta i filetti di booktabs, \toprule, \midrule, \bottomrule, \cmidrule con i suoi accorciamenti e \addlinespace, insieme alle norme delle tabelle professionali; allinea le cifre a destra o sulla virgola decimale con la colonna S di siunitx e toglie lo spazio laterale con @{}; dispone le unità nelle intestazioni, spezza le intestazioni lunghe con \makecell e compone testo in colonne di paragrafo con \raggedright e \arraybackslash; confronta \arraystretch e \tabcolsep con la spaziatura di booktabs; e legge i file di log reali degli errori più frequenti, compresi quelli che non producono alcun avviso.

Obiettivi di apprendimento

  1. Decidere se un insieme di dati si presenta come tabella, come elenco o come figura, e giustificare la decisione in base al modo in cui il lettore li consulterà.
  2. Comporre una tabella con tabular, scegliendo per ogni colonna la lettera adatta al suo contenuto, e prevedere che cosa produce un sorgente dato.
  3. Rifare una tabella a griglia con i filetti di booktabs, senza linee verticali né doppie e con le unità nelle intestazioni.
  4. Allineare colonne di cifre sulla virgola decimale con siunitx, fissando un table-format adeguato ai dati, e prevedere che cosa accade quando un dato non vi entra.
  5. Diagnosticare, a partire dal log o dal risultato, gli errori tipici di una tabella, e riconoscere quelli che compilano senza avviso.

Che cos’è una tabella

Una tabella è un testo che si legge in due direzioni. Ogni riga riunisce ciò che si sa di un oggetto (un elemento chimico, un paese, un anno); ogni colonna riunisce una stessa proprietà di tutti gli oggetti (la massa, la popolazione, il prezzo). Il lettore raramente la legge per intero: cerca una riga, scorre una colonna, confronta due cifre vicine. Ne segue il criterio con cui si giudica una tabella: è buona se permette di trovare un dato e di confrontarlo con i vicini senza che l’occhio inciampi in nulla che non sia informazione.

Se è così, la tabella non è la forma naturale di ogni insieme di dati. Quando i dati hanno una sola dimensione (una serie di passi, un elenco di requisiti), la forma adatta è un elenco, che si legge dall’alto in basso e non richiede colonne. Quando ciò che importa non è ogni valore ma la forma dell’insieme (una tendenza, un massimo, la relazione tra due grandezze), la forma adatta è una figura, perché l’occhio coglie una pendenza a colpo d’occhio e la ricaverebbe a fatica da una colonna di numeri. La tabella conviene quando il lettore ha bisogno dei valori stessi, con le loro cifre, e quando i dati si incrociano in due entrate.

In questa lezione le tabelle stanno libere nel testo, come un blocco in più, o centrate con l’ambiente center. Nella lezione dedicata alle figure e alle tabelle mobili riceveranno una didascalia, un numero e un posto nell’elenco delle tabelle; ciò che qui si impara è la composizione del loro interno, che non cambia.