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Topos Uranos

Riepilogo

Questa lezione insegna a portare un documento finito fino alla sua destinazione: una rivista, un archivio istituzionale o un archivio a lungo termine. Spiega perché le riviste distribuiscono classi proprie, quali sono già incluse in TeX Live e come vi si adatta un sorgente proprio, conservando il contenuto e i comandi dotati di senso e abbandonando l’impaginazione propria; mostra i conflitti che questo adattamento rivela nel log, con il motore e con la bibliografia; dà una lista di controllo per preparare un invio; descrive come arXiv compila da sé il sorgente, quali motori offre, che cosa fare se il documento è stato composto con LuaLaTeX, quando basta il .bib e quando si carica il .bbl; presenta il PDF/A per la conservazione a lungo termine, con l’interfaccia \DocumentMetadata e con il pacchetto pdfx; descrive lo stato attuale del PDF con tag e del testo alternativo delle figure; e termina con le licenze Creative Commons per condividere un documento e il suo sorgente.

Obiettivi di apprendimento

  1. Spiegare che cosa decide la classe di una rivista e adattarvi un sorgente proprio, distinguendo ciò che si conserva, ciò che si abbandona e ciò che va cambiato.
  2. Interpretare nel log i conflitti tra un modello e il sorgente proprio, con il motore o con il sistema bibliografico.
  3. Preparare una cartella di invio che si compili da sola, senza file superflui e con la bibliografia nella forma che la destinazione richiede.
  4. Decidere come inviare ad arXiv un documento composto con LuaLaTeX, a partire da ciò che la sua documentazione dice sui motori e sulla bibliografia.
  5. Produrre un PDF/A con \DocumentMetadata o con pdfx, e correggere l’avviso di versione che la prima via produce.
  6. Attivare i tag del PDF, dare un testo alternativo alle figure e fissare la lingua e i metadati del documento, sapendo che i tag sono ancora un lavoro in corso.

Le classi delle riviste

Nella lezione sulle classi di documento e la pagina si è visto che la classe decide la forma generale del documento: la gabbia del testo, i titoli, il frontespizio, il riassunto. Una rivista vuole che tutti i suoi articoli abbiano la stessa forma, e che l’abbiano senza dipendere dal gusto di ciascun autore. Ne segue la pratica più diffusa nelle discipline che scrivono in LaTeX: la rivista, o l’editore, distribuisce una classe propria, e l’autore consegna soltanto il contenuto. La rivista guadagna uniformità e un lavoro redazionale minore; l’autore guadagna il non dover imitare a mano un’impaginazione altrui.

Classi già installate

Molte di queste classi sono incluse in TeX Live. Per sapere se una è installata, basta chiedere dove si trova il suo file con kpsewhich, il comando con cui la distribuzione cerca i propri file: se risponde con un percorso, la classe c’è; se non risponde nulla, manca, e la si installa come si è spiegato nella lezione sull’ambiente di lavoro.

Terminale
$ kpsewhich elsarticle.cls   # riviste dell'editore Elsevier$ kpsewhich revtex4-2.cls    # riviste dell'American Physical Society$ kpsewhich IEEEtran.cls     # pubblicazioni dell'Institute of Electrical and Electronics Engineers$ kpsewhich amsart.cls       # articoli dell'American Mathematical Society$ kpsewhich llncs.cls        # Lecture Notes in Computer Science, di Springer

In un’installazione completa di TeX Live 2025, tutte e cinque rispondono con un percorso, e tutte e cinque compilano con LuaLaTeX un documento minimo con fontspec e babel. Il log dice quale versione è stata caricata, nella riga che comincia con «Document Class»; per esempio, «elsarticle 2026/01/09, 3.5» o «amsart 2020/05/29 v2.20.6». Conviene guardarla, perché la rivista può esigere una versione più recente di quella della distribuzione, e in tal caso si usa quella che essa fornisce nella sua pagina per gli autori.

Che una classe compili non vuol dire che funzioni allo stesso modo con qualsiasi motore. Molte sono state scritte per pdfLaTeX e scelgono i loro caratteri con le codifiche di quel motore. Con IEEEtran, per esempio, il documento minimo compila con LuaLaTeX e fontspec, ma il log avverte che il carattere chiesto dalla classe non esiste nella codifica di fontspec, e lo sostituisce con Latin Modern: l’articolo non ha più l’aspetto che la rivista si aspetta.

Registro di compilazione
LaTeX Font Warning: Font shape `TU/ptm/m/n' undefined(Font)              using `TU/lmr/m/n' instead on input line 503.

La regola che se ne deduce è semplice: prima di adattare qualsiasi cosa, si leggono le istruzioni per gli autori della rivista, che dicono quale classe usare, con quale motore compilare e quale sistema bibliografico impiegare. Se la rivista compila con pdfLaTeX, il sorgente deve compilare con pdfLaTeX.

Adattare il sorgente a un modello

Adattare un articolo alla classe di una rivista significa, soprattutto, togliere. Se l’articolo è stato scritto come si è insegnato in questo corso, separando il senso dall’aspetto, l’operazione è quasi meccanica, e si riduce a tre decisioni.

  • Si conserva il contenuto: le sezioni, il testo, le formule, le figure con le loro didascalie, le etichette e i riferimenti incrociati.
  • Si abbandona l’impaginazione propria: la classe e le sue opzioni, i margini di geometry, le testatine, il carattere principale, i titoli finti in grassetto e gli spazi messi a mano. Tutto ciò lo decide ora la rivista.
  • Si conservano i comandi dotati di senso: quelli definiti nelle lezioni sulla formattazione con senso e sulle macro e il preambolo proprio, come \opera o \concetto. Poiché nominano funzioni e non aspetti, continuano a valere con qualsiasi classe; se la rivista vuole un’altra forma, basta cambiarne la definizione.

Ecco un breve articolo nella sua forma propria, con KOMA-Script, margini fissati a mano, un titolo e un riassunto finti, e la bibliografia con biblatex.

Codice LaTeX
\documentclass[11pt]{scrartcl}\usepackage{fontspec}\usepackage[italian]{babel}\usepackage[margin=2.5cm]{geometry}\usepackage{csquotes}\usepackage[style=authoryear]{biblatex}\addbibresource{fuentes.bib}\newcommand{\opera}[1]{\emph{#1}}\begin{document}\begin{center}\Large\textbf{La lettura lenta come metodo}\end{center}\vspace{1em}\noindent\textbf{Sommario.} Si esamina la lettura lenta come metodo.\section{Impostazione del problema}Il metodo risale alla tradizione filologica \parencite{eco1977},e \opera{Come si fa una tesi di laurea} lo raccomanda.\printbibliography\end{document}

La rivista, in questo esempio, chiede la classe elsarticle con lo stile autore-anno dell’editore. Le sue istruzioni dicono inoltre qualcosa che il sorgente proprio non poteva prevedere: la bibliografia si fa con BibTeX e il pacchetto natbib, che la classe carica da sé, e non con biblatex. Se si lascia \usepackage{biblatex} nel preambolo, la compilazione si arresta, perché i due pacchetti non possono convivere.

Registro di compilazione
! Package biblatex Error: Incompatible package 'natbib'.

La base bibliografica, invece, non cambia: lo stesso file .bib dell’unità sulla base bibliografica serve a BibTeX e a biber.

Codice LaTeX
@book{eco1977,  author    = {Eco, Umberto},  title     = {Come si fa una tesi di laurea},  publisher = {Bompiani},  address   = {Milano},  year      = {1977}}
EsempioLo stesso articolo con la classe della rivista
Codice LaTeX
\documentclass[preprint,12pt,authoryear]{elsarticle}\usepackage{fontspec}\usepackage[italian]{babel}\newcommand{\opera}[1]{\emph{#1}}   % si conserva: nomina una funzione\journal{Rivista di studi sulla lettura}\begin{document}\begin{frontmatter}\title{La lettura lenta come metodo}\author{Anna Rossi}\affiliation{organization={Dipartimento di Filologia},  city={Bologna}, country={Italia}}\begin{abstract}Si esamina la lettura lenta come metodo.\end{abstract}\begin{keyword}lettura \sep metodo \sep studio\end{keyword}\end{frontmatter}\section{Impostazione del problema}Il metodo risale alla tradizione filologica \citep{eco1977},e \opera{Come si fa una tesi di laurea} lo raccomanda.\bibliographystyle{elsarticle-harv}\bibliography{fuentes}\end{document}
Risultato
Risultato

Sono scomparsi geometry, il titolo finto, lo spazio a mano e la riga in grassetto: il titolo, l’autrice, l’affiliazione, il riassunto e le parole chiave si dichiarano con i comandi della classe, che li compone a modo suo. La citazione ha cambiato nome, da \parencite a \citep, il comando di natbib che la mette tra parentesi, e l’elenco si chiede con \bibliographystyle e \bibliography. \opera non è cambiato. Va notato inoltre che la classe scrive «Abstract» e «Keywords» in inglese benché babel sia in italiano: queste etichette le fissa la rivista, non la lingua del documento. Il titolo dell’elenco, «Riferimenti bibliografici», segue invece babel.

Se il modello della rivista non carica natbib, biblatex può restare; l’unico modo di saperlo è leggere le sue istruzioni e, dopo, il log.

I modelli di tesi

Molte università offrono un modello per le loro tesi, che fissa il frontespizio, i margini richiesti per la rilegatura, l’ordine delle parti preliminari e, a volte, lo stile delle citazioni. La sua logica è la stessa di una rivista, con due cautele proprie. Primo, conviene ottenerlo dalla fonte ufficiale dell’università (la sua biblioteca, la segreteria studenti o l’ufficio dottorato) e confermare che sia la versione vigente, perché circolano molte copie vecchie. Secondo, conviene verificare all’inizio, e non alla fine, con quale motore compila e quale sistema bibliografico presuppone. Una tesi organizzata come si è spiegato nella lezione sui documenti lunghi, con un file principale e un file per capitolo, cambia modello cambiando soltanto il file principale.