Riepilogo
Questa lezione fissa il linguaggio con cui il corso parla di numeri e funzioni, insieme con l’indispensabile della logica dei quantificatori. Definisce l’inclusione e le operazioni tra insiemi, dimostra l’uguaglianza per doppia inclusione e le leggi di De Morgan, costruisce la coppia ordinata con la sua proprietà caratteristica e definisce il prodotto cartesiano e le relazioni con le loro proprietà. Dimostra che le classi di un’equivalenza formano una partizione e che ogni partizione definisce un’equivalenza, anticipando la costruzione degli interi; studia gli ordini con i loro elementi estremi e i loro minoranti e maggioranti; e tratta le funzioni come relazioni, dimostrando che la composizione è associativa e conserva l’iniettività e la suriettività, e che una funzione è biiettiva se e solo se ha un’inversa, che è unica. I problemi contano equivalenze, mettono in corrispondenza i naturali con i numeri pari, trovano il giorno della settimana di una data e scompongono ogni funzione in una suriezione, una biiezione e un’iniezione.
Obiettivi di apprendimento
- Scrivere in linguaggio simbolico enunciati con quantificatori, negarli correttamente e scegliere la strategia di dimostrazione richiesta dalla loro forma logica.
- Dimostrare uguaglianze e inclusioni tra insiemi per doppia inclusione, e calcolare unioni, intersezioni, differenze, prodotti cartesiani e insiemi delle parti di insiemi finiti.
- Decidere se una relazione è riflessiva, simmetrica, antisimmetrica o transitiva, e riconoscere le relazioni di equivalenza e quelle d’ordine.
- Costruire le classi e l’insieme quoziente di una relazione di equivalenza, e passare da un’equivalenza alla partizione che essa definisce, e viceversa.
- Determinare gli elementi minimo, massimo, minimali e massimali e i minoranti e i maggioranti di un sottoinsieme di un insieme ordinato.
- Calcolare immagini, controimmagini, composizioni e inverse, decidere se una funzione è iniettiva, suriettiva o biiettiva, e dimostrare proprietà della composizione.
Il linguaggio del corso
La lezione successiva definisce i numeri naturali mediante una funzione, il successore, che è iniettiva e non raggiunge l’. L’unità successiva costruisce gli interi e i razionali come classi di una relazione di equivalenza; la lezione di calcolo combinatorio definisce il numero di elementi mediante biiezioni; l’ordine dei naturali è una relazione d’ordine; e la terza unità compone e inverte funzioni reali. Tutte queste parole appartengono a uno stesso linguaggio, che conviene fissare prima di usarlo, insieme con i primi teoremi che il corso invocherà in seguito.
Conviene avvertire che cosa si anticipa. Gli esempi usano piccoli numeri naturali con il loro ordine, la loro somma, il loro prodotto, la divisibilità e il resto di una divisione, così come si imparano a scuola. La lezione successiva definisce i naturali mediante gli assiomi di Peano, e le lezioni dell’unità definiscono quelle operazioni e ne dimostrano le proprietà senza usare alcun esempio di questa, cosicché non c’è circolo. Nessun teorema di questa lezione dipende dagli esempi: i numeri servono solo a vedere i teoremi all’opera.
Ciò che si ammette
Un insieme è una collezione di oggetti, i suoi elementi; si scrive per dire che appartiene ad , e per negarlo. Insieme e appartenenza non si definiscono: sono nozioni primitive, come l’ e il successore nell’aritmetica. Ora, non ogni proprietà definisce un insieme. Se esistesse l’insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi, la domanda se appartenga a non avrebbe risposta, perché per la definizione di si avrebbe . Questa contraddizione, scoperta da Russell nel 1901, obbliga a restringere la formazione degli insiemi: una proprietà seleziona soltanto elementi di un insieme già dato.
Fatto ammesso (regole della teoria ingenua degli insiemi). Si ammettono senza dimostrazione le regole della teoria ingenua degli insiemi che questa lezione usa: due insiemi con gli stessi elementi sono uguali; da un insieme dato e da una proprietà si forma l’insieme degli elementi di che la soddisfano; ed esistono l’insieme vuoto, l’insieme i cui unici elementi sono e , l’unione degli elementi di un insieme di insiemi e l’insieme dei sottoinsiemi di un insieme. L’esistenza di un insieme con le proprietà dell’insieme dei naturali si ammette nella lezione successiva.
Queste regole fanno parte degli assiomi di Zermelo e Fraenkel, il cui studio appartiene alla teoria degli insiemi ed eccede questo corso; per questo si ammettono, e si dichiarano perché si sappia esattamente che cosa si usa.
Logica dei quantificatori
Le dimostrazioni combinano enunciati con i connettivi , , , e , le cui leggi si studiano nel corso complementare Logica Matematica I: Logica Proposizionale, a partire dal suo linguaggio; qui basta ricordare che l’implicazione è falsa solo quando è vera e falsa, che equivale alla sua contronominale , e che le leggi di De Morgan negano una congiunzione o una disgiunzione:
Per parlare di insiemi servono, inoltre, enunciati su tutti gli elementi o su qualcuno. Se è una proprietà degli elementi di , l’enunciato , che si legge «per ogni di , », afferma che tutti gli elementi di la soddisfano; l’enunciato , «esiste un di tale che », afferma che almeno uno la soddisfa; e afferma che esattamente uno la soddisfa. I simboli e si chiamano quantificatori, universale ed esistenziale.
Fatto ammesso (negazione dei quantificatori). Negare che tutti gli elementi soddisfino una proprietà significa affermare che qualcuno non la soddisfa, e negare che qualcuno la soddisfi significa affermare che nessuno la soddisfa:
Queste regole, proprie della logica del primo ordine, si ammettono; estendono le leggi di De Morgan, perché se l’universale è e l’esistenziale è . L’ordine dei quantificatori conta: l’enunciato dice che ogni naturale ne ha un altro maggiore, ed è vero; l’enunciato dice che c’è un naturale maggiore di tutti, anche di se stesso, ed è falso.
La forma logica di un enunciato detta il modo di dimostrarlo. Le strategie che questa lezione usa sono le seguenti; la loro giustificazione logica si studia nella lezione sulle tecniche di deduzione.
- Per dimostrare , si prende un elemento di qualsiasi, senza supporre su di esso nient’altro che la sua appartenenza ad , e si dimostra .
- Per dimostrare , si esibisce un elemento concreto di che soddisfa ; per confutare , basta un controesempio, un elemento che non la soddisfa.
- Per dimostrare , si suppone e si deduce ; oppure si dimostra la contronominale ; oppure si suppone e si giunge a una contraddizione.
- Per dimostrare , si dimostrano le due implicazioni e .
Un insieme di numeri naturali è limitato superiormente quando c’è un naturale maggiore o uguale a tutti i suoi elementi. Scrivere la definizione con i quantificatori e negarla passo dopo passo.
Dimostrazione
La definizione ha un quantificatore esistenziale seguito da uno universale: lo stesso deve valere per tutti gli elementi.
Neghiamo l’enunciato completo.
La negazione di un esistenziale è l’universale della negazione.
La negazione di un universale è l’esistenziale della negazione.
Per la tricotomia dell’ordine dei naturali, negare significa affermare : l’insieme non è limitato superiormente quando nessun naturale è un maggiorante, perché ogni candidato è superato da qualche elemento.
Insiemi
Appartenenza, uguaglianza e inclusione
Un insieme si descrive per elencazione, enumerando i suoi elementi tra parentesi graffe, come , oppure per comprensione, mediante una proprietà, come , che è lo stesso insieme. La regola di estensionalità dice che un insieme è determinato dai suoi elementi:
Ne segue che in una descrizione per elencazione non contano né l’ordine né le ripetizioni: e sono lo stesso insieme, perché hanno gli stessi elementi. Ne segue anche che c’è un solo insieme senza elementi, l’insieme vuoto : due insiemi senza elementi hanno gli stessi elementi, cioè nessuno.
Definizione (inclusione). Un insieme è contenuto in un insieme , o è un sottoinsieme di , quando ogni elemento di è elemento di :
Se inoltre , si dice che è un sottoinsieme proprio di .
L’insieme vuoto è contenuto in ogni insieme , perché l’implicazione ha sempre l’antecedente falso ed è, pertanto, vera. Conviene distinguere l’appartenenza dall’inclusione: e sono veri, mentre è falso, perché gli unici elementi di sono e , e l’insieme non è uguale a nessuno dei due: , perché l’insieme che ha come unico elemento l’ non si confonde con l’, e .
Per tutti gli insiemi , e , l’inclusione è riflessiva, ; transitiva, se e , allora ; e antisimmetrica, se e , allora . L’ultima proprietà, insieme con la sua inversa, immediata, è il metodo della doppia inclusione: per dimostrare che due insiemi sono uguali, si dimostra che ciascuno è contenuto nell’altro.
Ogni proprietà si riduce a una legge dell’implicazione, applicata a un elemento qualsiasi. La figura rappresenta gli insiemi come regioni del piano.
Dimostrazione
Riflessività: per ogni , l’implicazione è vera, perché il suo conseguente è il suo antecedente.
Transitività: sia un elemento qualsiasi di . Per la prima ipotesi, appartiene a .
Per la seconda ipotesi, appartiene a . Poiché era qualsiasi, .
Antisimmetria: le due ipotesi danno, per ogni , le due implicazioni tra e , cioè la loro equivalenza.
Per l’estensionalità, e sono uguali. Viceversa, se , ciascuno è contenuto nell’altro per la riflessività.
Unione, intersezione e differenza
Definizione (operazioni tra insiemi). L’unione di e è l’insieme degli elementi che appartengono ad almeno uno di essi; l’intersezione, quello degli elementi che appartengono a entrambi; e la differenza , quello degli elementi che appartengono ad e non a :
Se , la differenza si chiama complementare di relativo ad . Due insiemi sono disgiunti quando la loro intersezione è vuota.
Ogni operazione traduce un connettivo: l’unione, la disgiunzione; l’intersezione, la congiunzione; la differenza, la congiunzione con una negazione. Se è così, ogni legge logica produce una legge degli insiemi: l’unione e l’intersezione sono commutative, associative e distributive l’una rispetto all’altra perché lo sono i connettivi, e tutte queste leggi si dimostrano come il teorema seguente. Il complementare si prende sempre rispetto a un insieme di riferimento, perché un insieme di tutto ciò che non sta in ricostruirebbe il paradosso di Russell.
Siano l’insieme dei divisori di e quello dei divisori di . Calcolarne l’unione, l’intersezione e le due differenze.
Dimostrazione
Gli elementi comuni sono i divisori di entrambi i numeri, cioè i divisori di .
Gli elementi di che non sono divisori di sono quelli che restano togliendo da i comuni.
Allo stesso modo, i divisori di che non lo sono di .
L’unione riunisce i tre pezzi, che sono disgiunti a due a due: ogni elemento compare una sola volta, e .
Per tutti gli insiemi , e , il complementare relativo ad di un’unione è l’intersezione dei complementari, e quello di un’intersezione è l’unione dei complementari:
Si mostra che un elemento qualsiasi appartiene al primo membro se e solo se appartiene al secondo, traducendo ogni operazione nel suo connettivo. La figura ombreggia in un diagramma di Venn le regioni che intervengono.
Dimostrazione
Sia qualsiasi. Per la definizione di differenza, appartenere al primo membro significa stare in e non stare in .
Per la definizione di unione.
Per la legge di De Morgan della logica, la negazione di una disgiunzione è la congiunzione delle negazioni.
Poiché equivale a , ripetiamo la condizione e raggruppiamo di nuovo, per l’associatività e la commutatività della congiunzione.
Per le definizioni di differenza e di intersezione, ciò significa appartenere al secondo membro. Per l’estensionalità, la prima legge è dimostrata.
La seconda legge si dimostra con la stessa catena, scambiando l’unione con l’intersezione e la disgiunzione con la congiunzione; la legge logica che interviene è allora l’altra legge di De Morgan.
L’insieme delle parti
I sottoinsiemi di un insieme formano a loro volta un insieme, la cui esistenza si è ammessa all’inizio. L’insieme delle parti di , che si denota , è l’insieme i cui elementi sono i sottoinsiemi di :
Per esempio, l’insieme delle parti di ha otto elementi: il vuoto, tre insiemi di un elemento, tre di due elementi e lo stesso .
Per ogni insieme , il vuoto e lo stesso sono elementi di , e per ogni di si ha , mentre non è, in generale, elemento di . Nella lezione sul calcolo combinatorio si dimostrerà che un insieme di elementi ha sottoinsiemi.
Coppie ordinate e prodotto cartesiano
Un punto del piano, una frazione o una sottrazione in sospeso si descrivono con due oggetti in un ordine determinato: la coppia non è la coppia . L’insieme non serve a rappresentarla, perché è uguale a . L’unica cosa che si esige da una coppia ordinata è la sua proprietà caratteristica: due coppie sono uguali se e solo se hanno la stessa prima componente e la stessa seconda componente. Kuratowski osservò nel 1921 che basta la nozione di insieme per costruire un oggetto con questa proprietà.
Definizione (coppia ordinata). La coppia ordinata di prima componente e seconda componente è l’insieme
Per tutti gli , , e , le coppie e sono uguali se e solo se e .
Se le componenti sono uguali, le coppie sono lo stesso insieme. Per il viceversa si distingue se e sono uguali o distinti, e si conta quanti elementi ha ciascun insieme che interviene. La figura disegna ogni coppia come un insieme di due insiemi.
Dimostrazione
Supponiamo che le coppie siano uguali. Per l’estensionalità, hanno gli stessi elementi.
Primo caso, . Allora e il primo membro ha un solo elemento, ; i due elementi del secondo membro sono, pertanto, uguali a esso.
Secondo caso, . L’insieme appartiene al primo membro, cosicché è oppure ; non può essere , che ha due elementi, e pertanto è .
Anche appartiene al primo membro. Se fosse , si avrebbe , e il secondo membro avrebbe un solo elemento, , mentre il primo ne ha due: è impossibile. Pertanto è .
Poiché , l’elemento di è oppure ; non è , perché , e pertanto è .
In entrambi i casi, le componenti coincidono.
Dimostrata la proprietà caratteristica, la costruzione di Kuratowski può essere dimenticata: tutto ciò che il corso dice delle coppie si deduce da essa.
Definizione (prodotto cartesiano). Il prodotto cartesiano di e è l’insieme delle coppie la cui prima componente appartiene ad e la cui seconda componente appartiene a :
La scrittura non è di per sé una delle regole ammesse, che permettono solo di separare elementi di un insieme già formato. Ora, quell’insieme esiste: se e , gli insiemi e sono contenuti in , e pertanto sono elementi di ; ne segue che la coppia è contenuta in , cioè è un elemento di . Pertanto, il prodotto cartesiano si forma per separazione dentro quell’insieme, che esiste per le regole ammesse: è l’unione degli elementi di , e si prende due volte l’insieme delle parti.
Il nome ricorda Cartesio: il piano della geometria analitica è . Il prodotto non è commutativo: contiene solo , e solo , che è distinta per la proprietà caratteristica.
Scrivere il prodotto per e , e confrontare il numero dei suoi elementi con quelli dei fattori.
Dimostrazione
Disponiamo gli elementi di su un asse orizzontale e quelli di su uno verticale: ogni coppia è un punto della griglia.
Le coppie con seconda componente formano la prima riga.
Le coppie con seconda componente formano la seconda riga.
Il prodotto ha elementi: tante righe quanti sono gli elementi di , con tante coppie quanti sono gli elementi di ciascuna. Il principio moltiplicativo del calcolo combinatorio generalizza questo conteggio.
Relazioni
Dire che divide , che è minore di o che due giorni cadono nello stesso giorno della settimana significa affermare che certe coppie di oggetti sono in relazione. Se è così, una relazione è determinata dalle coppie che mette in relazione, e può essere definita come un insieme di coppie.
Definizione (relazione). Una relazione da in è un sottoinsieme del prodotto ; una relazione in è una relazione da in . Se , si dice che è in relazione con tramite .
Per esempio, la relazione «minore o uguale a» in è l’insieme di coppie . Per le relazioni di uso frequente si scrive un simbolo tra i termini, come o , invece di . Quattro proprietà di una relazione in un insieme ricorrono in tutto il corso.
Definizione (proprietà delle relazioni). Una relazione in è riflessiva, simmetrica, antisimmetrica o transitiva quando soddisfa, rispettivamente, le condizioni seguenti.
- È riflessiva se ogni elemento è in relazione con se stesso: ;
- È simmetrica se la relazione di con implica quella di con : ;
- È antisimmetrica se due elementi in relazione in entrambi i versi sono uguali: ;
- È transitiva se la relazione di con e quella di con implicano quella di con : .
Nella griglia di , una relazione è un insieme di punti. È riflessiva quando contiene tutta la diagonale, quella delle coppie ; è simmetrica quando il suo disegno è simmetrico rispetto alla diagonale; ed è antisimmetrica quando nessun punto fuori dalla diagonale ha il suo simmetrico nella relazione. Antisimmetrica non significa «non simmetrica»: l’uguaglianza è entrambe le cose, e il problema proposto 1 chiede una relazione che non sia né l’una né l’altra.
In si considerano la divisibilità, , e la relazione «avere la stessa parità». Disegnarle entrambe nella griglia di e decidere quali delle quattro proprietà soddisfa ciascuna.
Dimostrazione
La divisibilità mette in relazione ogni numero con i suoi multipli dentro : l’ con tutti, il con , e , il con e , e ciascuno degli altri con se stesso. Sono coppie.
È riflessiva, perché ogni numero divide se stesso: la diagonale è completa.
Non è simmetrica: basta un controesempio. È invece antisimmetrica, perché se e , ciascuno è minore o uguale all’altro.
È transitiva: se e , allora . Per esempio, da e segue .
La stessa parità mette in relazione i dispari tra loro e i pari tra loro: sono coppie, che formano due blocchi simmetrici rispetto alla diagonale. È riflessiva, simmetrica e transitiva, ma non antisimmetrica, perché mette in relazione e , che sono distinti.
Relazioni di equivalenza
La relazione «avere la stessa parità» si comporta come un’uguaglianza parziale: identifica i numeri che coincidono in un aspetto, la loro parità, e dimentica gli altri. Le tre proprietà che la fanno comportare così ricevono un nome.
Definizione (relazione di equivalenza). Una relazione in è una relazione di equivalenza quando è riflessiva, simmetrica e transitiva. Si scrive allora , e si dice che è equivalente a . La classe di è l’insieme degli elementi equivalenti ad , e ciascuno di essi è un rappresentante della classe:
L’insieme di tutte le classi si chiama insieme quoziente e si denota .
Sono relazioni di equivalenza l’uguaglianza, le cui classi hanno un solo elemento; la stessa parità, con due classi; avere lo stesso resto nella divisione per , con tre; e cadere nello stesso giorno della settimana, con sette, che è il problema risolto 3. In generale, se è una funzione definita in , la relazione eredita dall’uguaglianza le tre proprietà, e il problema risolto 5 mostra che ogni equivalenza è di questa forma.
Sia una relazione di equivalenza in . Per tutti gli e di : ogni elemento appartiene alla sua classe; due elementi sono equivalenti se e solo se le loro classi sono uguali; e due classi con qualche elemento comune sono uguali. Ogni affermazione si ottiene da una delle tre proprietà dell’equivalenza, applicata a un elemento qualsiasi di una classe.
Dimostrazione
Per la riflessività, ; per la definizione di classe, appartiene a , e nessuna classe è vuota.
Supponiamo e sia di . Per la transitività, da e segue ; pertanto, .
Per la simmetria, anche , e lo stesso argomento dà . Per la doppia inclusione, le classi sono uguali.
Viceversa, se , l’elemento , che appartiene a , appartiene a , cioè .
Se appartiene a e a , per la simmetria e la transitività e danno , e per quanto precede le classi sono uguali.
Le classi dividono, pertanto, l’insieme in blocchi che non si sovrappongono. Questo modo di dividere un insieme merita una definizione propria.
Definizione (partizione). Una partizione di un insieme è un insieme di sottoinsiemi di , detti blocchi, che non sono vuoti, che sono disgiunti a due a due e la cui unione è ; equivalentemente, ogni elemento di appartiene a esattamente un blocco.
Le classi di una relazione di equivalenza in formano una partizione di . Viceversa, se è una partizione di , la relazione «appartenere allo stesso blocco» è una relazione di equivalenza le cui classi sono esattamente i blocchi di . La prima parte è il lemma precedente; la seconda verifica le tre proprietà con la condizione che ogni elemento stia in un solo blocco. La figura segue la relazione «avere lo stesso resto nella divisione per » nell’insieme dall’ al .
Dimostrazione
Per il lemma, nessuna classe è vuota e ogni elemento appartiene alla sua classe, cosicché l’unione delle classi è .
Per il lemma, due classi distinte non hanno elementi comuni. Pertanto, le classi formano una partizione.
Viceversa, sia una partizione e scriviamo quando e stanno in uno stesso blocco. Ogni elemento sta in qualche blocco, e pertanto sta nello stesso blocco di se stesso: la relazione è riflessiva. La simmetria è immediata, perché la condizione non dipende dall’ordine in cui si nominano e .
Transitività: se e stanno nel blocco , e e nel blocco , allora sta in e in ; poiché ogni elemento sta in un solo blocco, , e e stanno in uno stesso blocco.
Infine, se sta nel blocco , la classe di è formata dagli elementi che condividono il blocco con , che sono quelli di : le classi sono i blocchi.
Dare un’equivalenza in e dare una partizione di sono, pertanto, due modi di dire la stessa cosa; il problema risolto 4 ne approfitta per contare equivalenze. L’insieme quoziente è la partizione vista come un insieme nuovo: passando da ad , gli elementi equivalenti si fondono in uno solo.
Nell’insieme delle coppie di naturali si definisce quando . È una relazione di equivalenza, come si dimostra nella lezione sui numeri interi. Calcolare alcuni rappresentanti delle classi di , e , e descrivere le classi nella griglia delle coppie.
Dimostrazione
La coppia rappresenta la sottrazione in sospeso , che tra i naturali può non esistere; la condizione dice che due coppie rappresentano la stessa sottrazione senza scrivere alcuna sottrazione.
La classe di contiene le coppie che descrivono la differenza . Per esempio, , perché .
La classe di è quella delle coppie con componenti uguali, perché esige : è la diagonale della griglia.
La classe di descrive una differenza che non esiste ancora, quella che sarà il .
Ogni classe è l’insieme delle coppie di una retta parallela alla diagonale, e per il teorema queste rette formano una partizione della griglia. Un intero sarà, per definizione, una di queste classi: è l’insieme quoziente.
Allo stesso modo, nella lezione sui numeri razionali due frazioni e sono equivalenti quando , e un razionale è una classe; e nella lezione sulle congruenze, i resti modulo sono le classi di un’equivalenza tra interi.
Relazioni d’ordine
La divisibilità dell’esempio precedente non è simmetrica ma antisimmetrica: invece di identificare elementi, li ordina. Le relazioni di questo tipo ricevono un nome proprio.
Definizione (ordine). Una relazione in è una relazione d’ordine, od ordine parziale, quando è riflessiva, antisimmetrica e transitiva; si scrive allora , e si dice che precede . L’ordine è totale quando due elementi qualsiasi sono confrontabili, cioè quando per tutti gli e si ha oppure .
Sono ordini la relazione tra naturali, che è totale per la tricotomia dimostrata nella lezione sulle operazioni sui numeri naturali; l’inclusione, per il teorema sulle sue proprietà, che non è totale, perché e non sono confrontabili; e la divisibilità tra naturali, la cui antisimmetria si dimostra nella lezione sulla divisibilità, che non è totale, perché né né . Un ordine finito si disegna con un diagramma di Hasse: un punto per elemento, con più in alto di quando precede , e un segmento quando tra i due non c’è nessun altro elemento; la transitività permette di omettere gli altri segmenti.
Definizione (minoranti, maggioranti ed elementi estremi). Siano un ordine in e un sottoinsieme di . I minoranti, i maggioranti e gli elementi estremi di si definiscono come segue.
- Un elemento di è un minorante di se precede tutti gli elementi di , e un maggiorante se tutti gli elementi di lo precedono.
- Un minimo di è un minorante di che appartiene a , e un massimo è un maggiorante che appartiene a .
- Un elemento di è minimale se nessun elemento di distinto da esso lo precede, e massimale se esso non precede nessun elemento di distinto da sé.
- L’estremo inferiore di è il massimo dell’insieme dei suoi minoranti, e l’estremo superiore è il minimo dell’insieme dei suoi maggioranti, quando esistono.
Se un sottoinsieme di un insieme ordinato ha minimo, tale minimo è unico, ed è l’unico elemento minimale di . Se l’ordine è totale, ogni elemento minimale di è il suo minimo. Lo stesso vale per il massimo e gli elementi massimali. L’unicità poggia sull’antisimmetria, e l’ultima affermazione sulla confrontabilità.
Dimostrazione
Se e sono minimi di , ciascuno appartiene a e precede tutti i suoi elementi; in particolare, ciascuno precede l’altro, e per l’antisimmetria sono uguali.
Il minimo è minimale: se un di precede , poiché anche , l’antisimmetria dà .
Se è minimale, poiché precede e appartiene a , la definizione di minimale obbliga a : non ci sono altri minimali.
Se l’ordine è totale e è minimale, per ogni di si ha oppure ; nel secondo caso, essendo minimale, . In entrambi i casi , e è il minimo.
Nell’insieme dei divisori di , ordinato per divisibilità, si considera il sottoinsieme . Disegnare il diagramma di Hasse e determinare gli elementi minimali e massimali, il minimo, il massimo, i minoranti e i maggioranti, l’estremo inferiore e l’estremo superiore di .
Dimostrazione
Nel diagramma, l’ sta in basso, perché divide tutti; sopra di esso, il e il ; sopra di loro, il e il ; in alto, il . Si uniscono con e con ; con e con ; con ; e e con .
I minimali di sono e : nessun altro elemento di li divide. Poiché sono due, per la proposizione non ha minimo; l’ordine non è totale, perché e non sono confrontabili.
I massimali sono e , che non dividono nessun altro elemento di ; non c’è neppure massimo.
L’unico minorante di in è , che è pertanto l’estremo inferiore; l’unico maggiorante è , che è l’estremo superiore. Nessuno dei due appartiene a .
L’estremo inferiore e l’estremo superiore possono esistere, pertanto, senza che esistano il minimo e il massimo. Questa differenza distingue i numeri reali: nella lezione sugli insiemi numerici si ammette, come assioma di completezza, che ogni insieme non vuoto di reali limitato superiormente ha estremo superiore, cosa che i razionali non soddisfano. I naturali soddisfano invece il principio del buon ordinamento, dimostrato nella lezione su sommatorie e induzione: ogni insieme non vuoto di naturali ha minimo.
Funzioni
Le funzioni come relazioni
Una funzione associa a ogni elemento di un insieme esattamente un elemento di un altro. Se è così, una funzione è determinata dalle coppie formate da ciascun elemento e da quello che gli si associa, e può essere definita come una relazione con una proprietà speciale.
Definizione (funzione). Una funzione da in è una relazione da in che mette in relazione ogni elemento di con esattamente un elemento di :
Quell’unico elemento si chiama immagine di e si scrive ; si scrive , e si dice che è il dominio di e il suo codominio.
Due funzioni sono uguali quando hanno lo stesso dominio, lo stesso codominio e la stessa immagine in ogni elemento. L’identità di , che si denota , lascia ogni elemento dov’è: è la diagonale di , e per ogni di .
Definizione (immagine e controimmagine). Sia . L’immagine di un sottoinsieme di è l’insieme delle immagini dei suoi elementi, e la controimmagine di un sottoinsieme di è l’insieme degli elementi di la cui immagine sta in :
L’immagine di tutto il dominio, , si chiama insieme immagine di e si denota .
La notazione della controimmagine non presuppone che abbia un’inversa: la controimmagine esiste per qualsiasi funzione.
Sia la funzione che associa a ogni numero la quantità dei suoi divisori. Calcolarne i valori, l’insieme immagine e la controimmagine di , e confrontare con per e .
Dimostrazione
L’ ha un divisore; il , il e il , due; il ne ha tre, , e ; e il ne ha quattro, , , e .
Ogni elemento del codominio è immagine di qualche elemento: l’insieme immagine è tutto il codominio.
I numeri con esattamente due divisori sono i primi del dominio.
L’intersezione di e è , la cui immagine è .
Invece, , perché e hanno la stessa immagine. In generale vale solo l’inclusione , perché un di fa da testimone per entrambe le immagini; l’uguaglianza fallisce quando i testimoni sono distinti, come qui il e il .
La composizione
Se e , ogni di ha un’immagine in , che a sua volta ha un’immagine in . La composizione di con è la funzione che applica prima e poi :
È una funzione, perché a ogni corrisponde un solo e a questo un solo . L’ordine di scrittura è l’inverso di quello di applicazione: in agisce per prima la funzione di destra. La composizione non è commutativa: se e nei naturali, allora , che è dispari, e , che è pari. L’identità è neutra da entrambi i lati, perché e :
Se , e , le funzioni e sono uguali. Entrambe vanno da in ; basta verificare che assumono lo stesso valore in ogni elemento, svolgendo due volte la definizione di composizione. La figura rappresenta le funzioni come frecce tra quattro colonne.
Dimostrazione
Sia un elemento qualsiasi di . Per la definizione di composizione, applicata a e a .
Di nuovo per la definizione, ora applicata a .
Dall’altra parte, per la definizione applicata a e a .
E per la definizione applicata a , nell’elemento .
Le due funzioni hanno lo stesso dominio, lo stesso codominio e gli stessi valori: sono uguali. Per questo si scrive senza parentesi .
Funzioni iniettive, suriettive e biiettive
Definizione. Una funzione è iniettiva quando elementi distinti hanno immagini distinte, o, per contrapposizione, quando l’uguaglianza delle immagini implica quella degli elementi; è suriettiva quando ogni elemento di è immagine di qualche elemento di , cioè quando ; ed è biiettiva, o una biiezione, quando è iniettiva e suriettiva:
La funzione numero dei divisori dell’esempio è suriettiva e non è iniettiva. La funzione dai naturali nei naturali è iniettiva e non è suriettiva, perché l’ non è il doppio di nessun naturale. Il successore della lezione successiva è, per il quarto assioma di Peano, una funzione iniettiva da in , e per il terzo non è suriettiva, perché l’ non è immagine di nessun naturale. La suriettività dipende dal codominio dichiarato. Una biiezione accoppia gli elementi di due insiemi senza ripeterne né ometterne nessuno; per questo la lezione di calcolo combinatorio definisce che ha elementi quando esiste una biiezione da in .
Siano e . Se e sono iniettive, è iniettiva; se e sono suriettive, è suriettiva; e, pertanto, se entrambe sono biiettive, è biiettiva. Per l’iniettività si percorre la catena all’indietro, da ad ; per la suriettività, anche, ma cercando controimmagini. La figura mostra le tre colonne.
Dimostrazione
Iniettività: siano e di con la stessa immagine tramite .
Poiché è iniettiva, gli elementi e , che hanno la stessa immagine tramite , sono uguali.
Poiché è iniettiva, . Pertanto, è iniettiva.
Suriettività: sia di . Poiché è suriettiva, c’è un di con ; poiché è suriettiva, c’è un di con .
Quell’ è una controimmagine di tramite la composizione. Pertanto, è suriettiva, e se entrambe le funzioni sono biiettive, anche la composizione lo è.
La funzione inversa
Una funzione disfa quando, applicata dopo , riporta ogni elemento al suo punto di partenza, cioè quando ; e disfa a sua volta quando . Una funzione che soddisfa entrambe le uguaglianze si chiama inversa di . Il teorema seguente dice quali funzioni la possiedono.
Una funzione è biiettiva se e solo se esiste una funzione tale che e . Tale funzione è unica; si chiama funzione inversa di e si denota . Inoltre, è biiettiva e la sua inversa è . Per costruire l’inversa si invertono le coppie di ; per l’unicità, si usa l’associatività della composizione. La figura segue una biiezione tra due insiemi di quattro elementi.
Dimostrazione
Supponiamo biiettiva. Per ogni di c’è un con , perché è suriettiva, e uno solo, perché è iniettiva. La relazione che si ottiene invertendo le coppie di è, pertanto, una funzione da in .
Per la definizione di , applicare e poi restituisce ogni , e applicare e poi restituisce ogni .
Viceversa, supponiamo che esista . Se , applicando risulta : la funzione è iniettiva.
Per ogni di , l’elemento è una controimmagine di : la funzione è suriettiva e, pertanto, biiettiva.
Unicità: se e soddisfano entrambe le uguaglianze, si inserisce l’identità e si raggruppa di nuovo per l’associatività.
Le due uguaglianze della definizione sono simmetriche in e : disfa in entrambi i versi. Per la parte già dimostrata, è biiettiva, e la sua inversa è .
Per tutti gli insiemi , e : esiste una biiezione da in ; se esiste una biiezione da in , ne esiste una da in ; e se esistono biiezioni da in e da in , ne esiste una da in . In particolare, se ha elementi ed esiste una biiezione da in , allora ha elementi. Ogni affermazione è uno dei teoremi precedenti.
Dimostrazione
L’identità è una biiezione, perché è l’inversa di se stessa.
L’inversa di una biiezione è una biiezione, per il teorema della funzione inversa.
La composizione di due biiezioni è una biiezione, per il teorema precedente.
Se è una biiezione da in e una da in , la composizione è una biiezione da in .
Non la si chiama relazione di equivalenza perché non esiste un insieme di tutti gli insiemi in cui definirla. La lezione sulle operazioni tra funzioni applicherà questi risultati alle funzioni reali, e lì il grafico dell’inversa sarà il simmetrico di quello della funzione rispetto alla diagonale, immagine geometrica dell’inversione delle coppie.
Problemi risolti
I problemi avanzano da due esercizi sulle funzioni fino a tre applicazioni delle equivalenze. Il secondo usa il prodotto di naturali e la sua legge di cancellazione, che si dimostra nella lezione sulle operazioni sui numeri naturali; il terzo, la divisione con resto, che si dimostra nella lezione sulla divisibilità. Nessuno di quei risultati dipende da questa lezione.
Siano e . Dimostrare che se è iniettiva, allora è iniettiva, e che se è suriettiva, allora è suriettiva. Mostrare con un esempio che può essere biiettiva senza che sia iniettiva né suriettiva.
Soluzione
Siano e di con . Poiché è una funzione, associa a elementi uguali immagini uguali.
Quell’uguaglianza è quella delle immagini tramite , che è iniettiva: pertanto, , e è iniettiva.
Sia di . Poiché è suriettiva, c’è un con ; l’elemento di è una controimmagine di tramite .
Per l’esempio, siano e , con e . La composizione è l’identità di , che è biiettiva.
Tuttavia, non è iniettiva, perché , e non è suriettiva, perché il non è immagine di nulla. Ciò che la composizione trasmette è l’iniettività del primo fattore e la suriettività del secondo, e niente di più.
Sia l’insieme dei numeri pari. Costruire una biiezione da in , con la sua inversa, e osservare che è un sottoinsieme proprio di .
Soluzione
Proponiamo di raddoppiare: . È una funzione da in , perché è pari, con testimone .
Iniettività: se , per la legge di cancellazione del prodotto di naturali, .
Suriettività: ogni di è della forma con naturale, e pertanto è l’immagine di .
Per il teorema della funzione inversa, ha un’inversa: quella che associa a ogni numero pari la sua metà, che è il naturale del passo precedente, unico per la legge di cancellazione.
Tuttavia, è un sottoinsieme proprio di : l’ non è pari, perché per ogni naturale .
Il risultato contraddice l’intuizione che la parte sia minore del tutto, che Galileo aveva già notato nel 1638 accoppiando i naturali con i loro quadrati. Che nessun insieme finito sia in biiezione con un suo sottoinsieme proprio è una forma del principio dei cassetti, che la lezione di calcolo combinatorio ammette senza dimostrazione insieme con l’unicità del numero di elementi; accettato tale principio, non è finito. Dedekind prese proprio questa proprietà come definizione di insieme infinito, e la lezione sugli assiomi di Peano mostra che la soddisfa.
Il 1º gennaio 2026 era giovedì. Numeriamo i giorni dell’anno 2026 dall’ al e diciamo che due giorni sono equivalenti quando i loro numeri danno lo stesso resto nella divisione per . Dimostrare che è una relazione di equivalenza, descriverne le classi e determinare che giorno della settimana è il 5 ottobre 2026 e che giorno sarà il 5 ottobre 2027.
Soluzione
Sia il resto della divisione di per , unico per il teorema della divisione con resto. La relazione è , ed eredita dall’uguaglianza le sue tre proprietà: ; se , allora ; e se e , allora .
I resti possibili sono , e ciascuno viene raggiunto, cosicché ci sono sette classi, le colonne di un calendario di sette colonne. Poiché la settimana si ripete ogni sette giorni, due giorni equivalenti cadono nello stesso giorno della settimana.
Il 5 ottobre è il giorno dell’anno, perché i nove mesi precedenti sommano giorni.
Dividiamo per : il resto è , cosicché il 5 ottobre sta nella classe del giorno , il 5 gennaio.
Il giorno era giovedì, e pertanto il giorno , quattro giorni dopo, era lunedì: il 5 ottobre 2026 è lunedì.
L’anno 2026 ha giorni, e : la stessa data dell’anno seguente cade giorni dopo, cioè un giorno della settimana più tardi. Il 5 ottobre 2027 sarà martedì.
Quante relazioni di equivalenza ci sono nell’insieme ?
Soluzione
Per il teorema delle equivalenze e delle partizioni, ogni equivalenza determina la sua partizione in classi, e ogni partizione determina l’equivalenza «stare nello stesso blocco», le cui classi sono i blocchi; le due corrispondenze si disfano l’una con l’altra. Basta, pertanto, contare le partizioni, che classifichiamo secondo le dimensioni dei loro blocchi.
Un solo blocco di quattro elementi: una partizione, quella che ha una sola classe.
Un blocco di tre e uno di uno: tante quanti sono i modi di scegliere l’elemento solitario, quattro.
Due blocchi di due: la partizione è determinata dal compagno dell’, che può essere , o ; sono tre.
Un blocco di due e due di uno: la partizione è determinata dalla coppia che forma il blocco di due, e ci sono sei coppie.
Quattro blocchi di uno: una partizione, quella dell’uguaglianza. Sommando i cinque tipi si ottiene il numero di equivalenze.
I numeri di partizioni di un insieme di , , , , elementi sono , , , , ; si chiamano numeri di Bell, e il problema proposto 2 ottiene il quinto.
Sia una funzione. Dimostrare che la relazione , definita da , è un’equivalenza, e che è la composizione di tre funzioni: la suriezione che porta ogni elemento nella sua classe, una biiezione dall’insieme quoziente nell’insieme immagine di , e l’iniezione che porta ogni elemento dell’insieme immagine in se stesso dentro . Applicarlo alla funzione numero dei divisori dell’esempio.
Soluzione
La relazione è un’equivalenza, per lo stesso argomento del problema risolto 3. Le sue classi sono le controimmagini degli elementi dell’insieme immagine: la classe di riunisce gli elementi con la sua stessa immagine. Nell’esempio, sono , , e .
La funzione va da in ed è suriettiva, perché ogni classe è la classe di qualcuno dei suoi elementi.
Definiamo . Poiché una classe ha molti rappresentanti, bisogna verificare che il valore non dipenda da quello scelto: se , allora , cioè .
La funzione è iniettiva, perché l’implicazione precedente si inverte: se , allora e . È suriettiva sull’insieme immagine, perché ogni è .
L’inclusione dell’insieme immagine in è iniettiva, e la composizione restituisce . Nell’esempio, le quattro classi vanno in , , e ; la funzione non è iniettiva perché la classe ha tre elementi.
Il problema mostra che ogni funzione classifica il suo dominio e, viceversa, per il lemma delle classi, che ogni equivalenza è la relazione «avere la stessa immagine» tramite qualche funzione, quella che porta ogni elemento nella sua classe. Così, un sistema di voti divide gli studenti in classi secondo il loro voto, un codice postale divide gli indirizzi secondo la loro zona, e la funzione resto divide i numeri secondo il loro resto.
Problemi proposti
Ogni problema ha un suggerimento, che conviene aprire solo dopo averlo tentato; la risposta finale si mostra dopo il suggerimento.
Dimostrare che, per tutti gli insiemi , e ,
Dare inoltre un esempio di una relazione in che non sia né simmetrica né antisimmetrica.
Suggerimento
Per l’implicazione verso destra, prendi in : sta nel secondo membro, quindi nel primo, quindi in . Per l’altra, dimostra la doppia inclusione distinguendo, per ogni , se sta in o in . Per la relazione, combina una coppia con la sua simmetrica e un’altra coppia senza di essa.
Risposta
Se l’uguaglianza vale, è contenuto nel secondo membro, che è uguale al primo, contenuto in . Se , un elemento di che sta in o in sta in o in , e viceversa un elemento di sta in e in . Una relazione che non è né simmetrica né antisimmetrica è
Soluzione svolta
Soluzione
Se l’uguaglianza vale e sta in , allora sta nel secondo membro, che contiene ; per l’uguaglianza, sta nel primo, e in particolare in . Pertanto, .
Viceversa, supponiamo e sia del primo membro: sta in , e inoltre in o in . Nel primo caso sta in ; nel secondo, in . In entrambi, nel secondo membro.
Sia ora del secondo membro. Se sta in , sta in e in ; se sta in , sta in e, per l’ipotesi , anche in .
Per la doppia inclusione, i due membri sono uguali quando ; con il primo passo, l’equivalenza è dimostrata.
Nella relazione proposta, la coppia c’è e la sua simmetrica no, cosicché non è simmetrica; le coppie e ci sono, con , cosicché non è antisimmetrica.
Contare le relazioni di equivalenza dell’insieme , e quante di esse hanno esattamente due classi.
Suggerimento
Classifica le partizioni secondo le dimensioni dei loro blocchi, come nel problema risolto 4: ci sono sette tipi, da a . Per un blocco di tre e uno di due basta scegliere il blocco di due; per due blocchi di due e uno di uno, scegli prima il solitario.
Risposta
Per tipi, ; quelle di due classi sono quelle dei tipi e , che sommano :
Siano e biiettive. Dimostrare che l’inversa di è , in quest’ordine. Applicarlo al vestirsi: se è mettersi i calzini e mettersi le scarpe, in che ordine si disfa l’operazione?
Suggerimento
Per l’unicità dell’inversa, basta verificare che composta con , in entrambi gli ordini, dà l’identità; raggruppa di nuovo con l’associatività in modo che si incontrino con e con .
Risposta
Per l’associatività, i fattori centrali si annullano; per l’unicità dell’inversa, . Per svestirsi, si tolgono prima le scarpe e poi i calzini.
Soluzione svolta
Soluzione
La composizione di due biiezioni è biiettiva e ha, pertanto, un’unica inversa. Basta verificare che , che va da in , la disfa in entrambi gli ordini.
Primo ordine: per l’associatività della composizione, si incontra con e la loro composizione è l’identità di , che non altera .
Secondo ordine: allo stesso modo, si incontra con .
Per l’unicità dell’inversa, è l’inversa di : i fattori si invertono nell’ordine contrario.
Vestirsi è : prima i calzini e poi le scarpe. Disfarlo significa applicare prima , togliersi le scarpe, e poi , togliersi i calzini.
Dimostrare che la funzione definita da
è una biiezione.
Suggerimento
Ogni naturale si scrive in un solo modo come una potenza di per un dispari: dividi per finché il numero è pari; il processo termina perché i quozienti decrescono. Per l’unicità, se con e dispari e , semplifica e confronta la parità dei due membri.
Risposta
La funzione è biiettiva: l’esponente di in dà , e la parte dispari dà . I primi valori sono
Soluzione svolta
Soluzione
La funzione è ben definita: è oppure un naturale, e nel primo caso per la convenzione della potenza con esponente zero, che la lezione sulle operazioni di base giustifica; inoltre, è dispari. Nella tabella, la riga contiene i prodotti di per i dispari.
Suriettività: dato , si divide per finché il numero è pari. I quozienti decrescono, e una successione strettamente decrescente di naturali non può essere infinita (è il principio del buon ordinamento, dimostrato nella lezione su sommatorie e induzione, che qui si anticipa): il processo termina in un dispari dopo divisioni, e con .
Iniettività: supponiamo , cioè con , , e , dove e sono dispari. Se fosse , semplificando resterebbe un dispari uguale a un pari, il che è impossibile; allo stesso modo se , e per la tricotomia , cioè .
Con , la legge di cancellazione del prodotto dà ; ne segue , e la legge di cancellazione del prodotto dà : le due coppie coincidono in entrambe le coordinate.
La funzione è, pertanto, una biiezione da in . Per esempio, è l’immagine della coppia .
Una studentessa pianifica sei corsi, , , , , e , che seguirà uno alla volta. Il corso è propedeutico a e a ; i corsi e lo sono a ; ed lo è a . Scrivendo quando oppure deve essere seguito prima di , direttamente o indirettamente, dimostrare che è un ordine parziale, determinarne gli elementi minimali e massimali, e contare i modi di ordinare i sei corsi rispettando le propedeuticità.
Suggerimento
Un ordinamento valido è un ordine totale che contiene . I corsi , , e possono essere seguiti solo in due ordini, secondo che venga prima o ; poi bisogna intercalare e , in quest’ordine, tra gli altri quattro: scegli quali due dei sei posti occupano.
Risposta
I minimali sono ed ; i massimali, ed ; non ci sono né minimo né massimo. Ci sono modi di scegliere i posti di ed tra sei, e pertanto
Soluzione svolta
Soluzione
La relazione è riflessiva per definizione, perché la prima alternativa della definizione, , vale quando è lo stesso . È transitiva: se viene prima di e prima di , direttamente o indirettamente, allora viene prima di .
È antisimmetrica: se fosse e con , le propedeuticità formerebbero un ciclo, e nessuno dei due corsi potrebbe essere seguito per primo. Nella figura, le frecce delle propedeuticità vanno sempre verso il basso, e non ci sono cicli.
I minimali sono i corsi senza propedeuticità, ed ; i massimali, quelli che non sono propedeutici a nessuno, ed . Poiché ed non sono confrontabili, né ed , non ci sono né minimo né massimo.
I corsi , , e ammettono solo due ordini: per primo, per ultimo, e e in uno qualsiasi dei due ordini tra loro.
Resta da intercalare ed , in quest’ordine: basta scegliere i due posti che occupano tra i sei, e ci sono modi, secondo il posto di . Ciascuno dei due ordini si combina con ciascuna di quelle scelte, e ci sono ordinamenti.