Riepilogo
Questa lezione apre la seconda unità del corso, dedicata alla deduzione. Presenta le sue cinque lezioni e il filo che le unisce, dalla definizione di un sistema deduttivo formale fino alle leggi di De Morgan e alle leggi distributive; colloca l’unità nel cammino del corso, tra il linguaggio, già costruito, e la semantica e la metateoria, che verranno, e anticipa ciò che queste diranno di essa; giustifica la scelta di un sistema assiomatico, che si costruisce in due tappe (il sistema di Łukasiewicz, con tre schemi di assiomi e il modus ponens, e il sistema del corso, che gli aggiunge la regola della sostituzione della doppia negazione), e spiega perché serve questa seconda regola e perché la si postula invece di dimostrarla; mostra con una deduzione breve quanto lavoro nasconde un ragionamento elementare; precisa ciò che si prende dall’unità precedente, cioè la leggibilità unica, l’induzione (quella forte sui naturali e quella strutturale) e lo sviluppo delle abbreviazioni, e dà consigli per studiarla.
Obiettivi di apprendimento
- Descrivere la sequenza delle cinque lezioni dell’unità e spiegare quali risultati di ciascuna usa la successiva.
- Collocare la deduzione nel percorso del corso, distinguere la deducibilità dalla conseguenza semantica e spiegare che cosa affermeranno la correttezza e la completezza.
- Spiegare perché il sistema del corso aggiunge a quello di Łukasiewicz una seconda regola primitiva, la sostituzione della doppia negazione, a partire da ciò che i tre schemi possono e non possono vedere in una negazione congiunta.
- Leggere una deduzione breve per righe numerate, distinguere la deduzione di formule dalla deduzione sulle deduzioni, riconoscere ciò che l’unità prende dalla precedente e organizzarne lo studio a partire dalla valutazione d’ingresso.
Valutazione d’ingresso
Prima di percorrere l’unità conviene misurare il punto di partenza. Questa valutazione è un’autovalutazione: non ha voto, e il suo unico scopo è orientare lo studio. Le sue tredici domande sono di due tipi. Le prime tre toccano ciò che l’unità dà per noto dalla precedente: la leggibilità unica, l’induzione forte e lo sviluppo delle abbreviazioni; chi ne sbaglia una deve ripassare, prima di proseguire, la lezione che la domanda nomina. Le dieci restanti toccano, in ordine, le cinque lezioni di questa unità: tre la prima, tre la seconda, due la terza, una la quarta e una la quinta. Chi non ha mai studiato un sistema deduttivo non deve aspettarsi di rispondere correttamente, e non importa: ogni risposta, giusta o no, spiega il punto e nomina la lezione che lo tratta. Le stesse abilità si misurano di nuovo alla fine, nella lezione di sintesi.
Prima di iniziare l’unità, misura il tuo punto di partenza. È un’autovalutazione breve: non riceve voto e il risultato resta solo nel tuo browser.
Domanda 1Dalle unità precedentiLa stringa è una formula composta, della forma . Quali sono le sue componenti e ?
non è una formula: un disco connettivo esige due formule dopo di sé, e qui lo segue soltanto la variabile ; il suo peso accumulato è , non . Neppure il resto, due variabili di seguito, è una formula.Lo esclude il teorema di leggibilità unica: se e le quattro componenti sono formule, allora e . Un taglio in un altro punto lascia almeno una parte che non è una formula.Una formula composta ha due componenti, e la stringa vuota non è una formula. Inoltre, la stringa che segue il disco iniziale ha tre variabili e un solo disco connettivo, e ogni formula ha esattamente una variabile in più dei dischi connettivi.Dopo il disco iniziale si accumulano i pesi delle parole: il disco connettivo sottrae , e le variabili e aggiungono ciascuna; il peso accumulato raggiunge per la prima volta alla fine di , e lì termina . La formula è , e per la leggibilità unica non ammette un’altra scomposizione: è ciò che permette di riconoscere senza ambiguità l’antecedente e il conseguente di un’implicazione quando si applica il modus ponens.Domanda 2Dalle unità precedentiIn una dimostrazione per induzione forte che ogni naturale soddisfa una proprietà , che cosa si può supporre nel dimostrare ?
Questa è l’ipotesi dell’induzione semplice. Basta quando il caso si appoggia solo sul precedente; quando si appoggia su casi minori qualsiasi, come il modus ponens sulle righe di una deduzione, bisogna supporli tutti.Include , che è ciò che si vuole dimostrare: supporlo rende circolare l’argomento.L’induzione forte non ha un caso base separato: lo contiene, perché per non ci sono naturali minori e l’ipotesi non offre nulla. Solo quando l’argomento usa, per esempio, , i primi casi vanno trattati a parte.È l’ipotesi dell’induzione forte. L’unità la usa per dimostrare il teorema di deduzione: l’ultima riga di una deduzione può ottenersi per modus ponens da due righe precedenti qualsiasi, non necessariamente da quella immediatamente precedente, e l’ipotesi deve raggiungerle entrambe.Domanda 3Dalle unità precedentiCon le abbreviazioni ufficiali del corso, quale formula designa , scritta con la negazione congiunta e la negazione?
Manca la negazione esterna: la disgiunzione è la negazione della negazione congiunta, non la negazione congiunta stessa, che si legge «né… né».Questa è la disgiunzione : nell’implicazione la negazione interna cade sull’antecedente, non sul conseguente.Ogni abbreviazione si definisce una sola volta e designa una sola stringa, che lo sviluppo determina. Ciò che accade, invece, è l’inverso: una stessa stringa può ricevere più nomi.L’implicazione abbrevia , e la disgiunzione abbrevia la negazione di una negazione congiunta; donde . L’unità sviluppa così le abbreviazioni ogni volta che ha bisogno di sapere se due espressioni designano la stessa formula.Ripassare: Il linguaggio della logica proposizionale
Domanda 4Lo schema A1 è . La formula è un’istanza di A1?
Questo cambio dà , non la formula proposta: anche l’ultima occorrenza di deve essere .La forma esterna non basta: lo schema esige, inoltre, che l’ultima componente ripeta la prima.Al posto delle metavariabili si possono mettere formule qualsiasi, variabili comprese: è un’istanza di A1.Un’istanza cambia ogni metavariabile in modo uniforme: al posto di tutte le occorrenze di va la stessa formula. Metavariabili distinte possono ricevere la stessa formula, ma una stessa metavariabile non può riceverne due.Ripassare: Sistemi deduttivi formali
Domanda 5In una deduzione compaiono già le righe e , dove e sono formule distinte. Quale formula permette di scrivere il modus ponens applicato a quelle due righe?
Passare dal conseguente all’antecedente è la fallacia dell’affermazione del conseguente, non il modus ponens. La prima lezione prova, con una marcatura che gli assiomi e il modus ponens conservano, che non si deduce da in alcun modo.È l’inversa dell’implicazione scritta, e nessuna regola la produce a partire da essa: un’implicazione non si inverte.Nulla nelle due righe parla della negazione di ; il modus ponens separa soltanto il conseguente di un’implicazione il cui antecedente è già scritto.Da e si ottiene ; qui è già scritta, e il modus ponens non autorizza a risalire l’implicazione.Ripassare: Sistemi deduttivi formali
Domanda 6Si sa che , cioè che c’è una deduzione di la cui unica premessa è . Che cosa afferma allora il teorema di deduzione?
Sopprimere la premessa cambia ciò che si afferma: dalla premessa si deduce , e non è un teorema. La premessa non scompare; diventa l’antecedente.Inverte il senso: la premessa scaricata è l’antecedente, e la conclusione, il conseguente.Le deduzioni non si percorrono all’indietro: dalla premessa si deduce, con A1 e il modus ponens, per qualsiasi , e da quell’implicazione non si recupera .Il teorema di deduzione scarica una premessa e la converte in antecedente: se , allora ; qui è vuoto. Si dimostra per induzione forte sul numero di righe.Ripassare: Sistemi deduttivi formali
Domanda 7Che cosa si deduce, senza altre premesse, dall’insieme ?
Il modus ponens ha bisogno dell’antecedente scritto, e non è una premessa: da due implicazioni si ottiene un’altra implicazione, non una formula isolata.Concatena in senso inverso: le premesse vanno da a e da a , e la catena non si percorre all’indietro.Affermerebbe che valgono e , e le premesse non affermano né l’una né l’altra: dicono solo che cosa segue se vale o se vale .È il sillogismo ipotetico: le implicazioni si concatenano. Si deduce in sette righe con A1, A2 e il modus ponens, e la lezione lo converte in una regola applicabile sotto qualsiasi insieme di premesse.Ripassare: Quattro tecniche di deduzione
Domanda 8La regola della sostituzione della doppia negazione (SDN) cambia, in una riga, una sola occorrenza di una sottoformula, e agisce sulla stringa della lingua di base. Quante occorrenze della sottoformula contiene la stringa che designa?
Legge l’abbreviazione come se mostrasse tutta la stringa. La freccia nasconde la negazione esterna, , che scrive due volte il suo argomento.L’implicazione abbrevia ; la negazione di è nella stringa anche se la freccia non la mostra, e la regola agisce sulla stringa.Quattro sarebbero le copie di un argomento sotto due negazioni consecutive, come in ; qui c’è una sola negazione esterna, che lo raddoppia una volta.Per le definizioni ufficiali, è , cioè : la negazione esterna raddoppia il suo argomento. Ne segue che mettere una doppia negazione davanti all’antecedente esige due applicazioni della regola, una in ciascuna copia; la seconda lezione lo usa quando estende il teorema di deduzione.Ripassare: Quattro tecniche di deduzione
Domanda 9Quale formula si ottiene da per contrapposizione, senza aggiungere doppie negazioni?
È l’inversa: inverte il senso senza cambiare i segni, e in generale non si deduce dalla formula data.Cambia i segni senza invertire il senso; neppure questa si deduce, in generale, dalla formula data.Mescola due operazioni: nega nel passare, ma lascia com’era. La prima forma della contrapposizione darebbe , con una negazione in più.È la seconda forma della contrapposizione: i membri cambiano lato, e ciascuno cambia segno nel passare; perde la sua negazione e la acquista. Le due formule sono dimostrabilmente equivalenti.Ripassare: Quattro tecniche di deduzione
Domanda 10 e designano la stessa formula?
La definizione dice che è , non . Prendere l’una per l’altra è l’errore che l’unità evita: in altri testi è una definizione; in questo corso, un risultato.La lettura in italiano non decide l’identità di due stringhe: la si decide sviluppando le abbreviazioni, e queste due hanno lunghezze diverse.Sono dimostrabilmente equivalenti: la terza lezione lo dimostra con due applicazioni della regola SDN, senza bisogno di un altro strumento.Sviluppando l’implicazione il cui antecedente è compare al primo posto della negazione congiunta. Passare da una formula all’altra esige togliere o mettere quella doppia negazione dentro la negazione congiunta, ed è ciò che permette la regola SDN; poiché la negazione esterna raddoppia il suo argomento, la regola si applica due volte, una in ciascuna copia.Ripassare: Le simmetrie dei connettivi
Domanda 11Si sa che , cioè che ciascuna si deduce dall’altra. Che cosa giustifica che anche ?
Negare entrambi i lati non è una regola del sistema, le cui uniche regole sono il modus ponens e la sostituzione della doppia negazione, che scambia soltanto una sottoformula con . Che l’operazione sia legittima è un teorema, e bisogna dimostrarlo.La definizione dice quale stringa è , ma non mette in relazione con : due formule equivalenti non sono la stessa stringa, e nemmeno le loro negazioni.È vero, e l’unità lo dimostra; anzi, una formula può essere sostituita da un’altra equivalente in qualsiasi punto di qualsiasi formula.Da si ottiene ; la contrapposizione dà , e l’inverso del teorema di deduzione, ; l’altro senso è uguale. Per la negazione congiunta serve, inoltre, il lemma fondamentale.Ripassare: Le simmetrie dei connettivi
Domanda 12Dall’insieme di premesse si deducono una formula e la sua negazione . Che cosa si può concludere?
Confonde l’ipotesi con la conclusione: la contraddizione confuta l’ipotesi , sicché si conclude .Ciò esigerebbe una contraddizione dedotta da da solo. Qui la si è dedotta da , e può dipendere dall’ipotesi aggiunta; da sì si deduce qualsiasi formula, per l’esplosione.Al contrario: che un’ipotesi conduca a una contraddizione permette di rifiutarla. È il ragionamento per assurdo, presente in tutta la matematica.È la riduzione all’assurdo nella sua forma classica: se supporre insieme con conduce a una contraddizione, si deduce da . La quarta lezione la dimostra con l’esplosione, il teorema di deduzione, A3 e il teorema .Ripassare: Le tecniche della logica classica
Domanda 13A quale formula è equivalente la negazione di un’implicazione, ?
Nega ciascun membro senza toccare il connettivo. La negazione di un’implicazione non è un’altra implicazione: quella di «se piove, la strada si bagna» non è «se non piove, la strada non si bagna», ma «piove e la strada non si bagna».Nega solo il conseguente. Se non vale, valgono tanto quanto , e una formula non può valere insieme alla sua negazione.Scambia i ruoli: un’implicazione fallisce quando l’antecedente vale e il conseguente no, non viceversa.Negare «se , allora » è affermare che vale e non vale . La quinta lezione lo dimostra come una variante delle leggi di De Morgan: è ; De Morgan dà , e la doppia negazione, con la sostituzione di equivalenti, .Ripassare: Leggi di De Morgan e leggi distributive
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