Riepilogo
Questa lezione apre la terza unità del corso, dedicata alla semantica. Presenta le sue sei lezioni e il filo che le unisce, dall’estensione di un’assegnazione a tutte le formule fino all’algoritmo delle forme normali e ai circuiti di interruttori; colloca l’unità nel cammino del corso, dopo la deduzione, che ha ottenuto formule da altre senza badare al loro significato, e prima della metateoria, che metterà in relazione la deducibilità con la conseguenza semantica ; spiega perché una sola clausola, quella del connettivo primitivo, basta a dare significato a tutto il linguaggio, e perché i valori di verità si calcolano con polinomi; mostra con una tavola di quattro righe ciò che la semantica decide senza cercare deduzioni né inventare marcature; precisa ciò che si prende dalle unità precedenti e dà consigli per studiarla.
Obiettivi di apprendimento
- Descrivere la sequenza delle sei lezioni dell’unità e spiegare quali risultati di ciascuna usa la successiva.
- Collocare la semantica nel percorso del corso, distinguere la conseguenza semantica dalla deducibilità e spiegare che cosa affermeranno la correttezza e la completezza.
- Spiegare perché la bivalenza e la vero-funzionalità permettono di dare significato a tutte le formule con una sola clausola, e decidere con una tavola di verità se uno schema di ragionamento è valido.
- Riconoscere ciò che l’unità prende dalle precedenti, distinguere i simboli , , , e , e organizzare lo studio a partire dalla valutazione d’ingresso.
Valutazione d’ingresso
Prima di percorrere l’unità conviene misurare il punto di partenza. Questa valutazione è un’autovalutazione: non ha voto, e il suo unico scopo è orientare lo studio. Le sue quindici domande sono di due tipi. Le prime quattro toccano ciò che l’unità dà per noto dalla prima: la definizione per ricorsione e la leggibilità unica, le abbreviazioni ufficiali, i casi di un’induzione sulla complessità e la sostituzione di una sottoformula; chi ne sbaglia una deve ripassare, prima di proseguire, la lezione che la domanda nomina. Le undici restanti toccano, in ordine, le sei lezioni di questa unità: due la prima, due la seconda, una la terza e due ciascuna delle ultime tre. Chi non ha mai studiato la semantica di un linguaggio formale non deve aspettarsi di rispondere correttamente, e non importa: ogni risposta, giusta o no, spiega il punto e nomina la lezione che lo tratta. Le stesse abilità si misurano di nuovo alla fine, nella lezione di sintesi.
Prima di iniziare l’unità, misura il tuo punto di partenza. È un’autovalutazione breve: non riceve voto e il risultato resta solo nel tuo browser.
Domanda 1Dalle unità precedentiUna funzione sulle formule si definisce dando il suo valore in ogni variabile e una regola che calcola il valore di a partire da , da e dai valori di entrambe. Che cosa garantisce che così resti definita esattamente una funzione?
Questo decide quali valori assume la funzione, non se è ben definita. Una regola con valori e applicata a una formula che si potesse leggere in due modi darebbe due risultati.Proprio a questo serve la ricorsione: il teorema garantisce una volta per tutte, per le infinite formule, che esiste una e una sola funzione che soddisfa le clausole.Non ce l’hanno: la stringa è la stessa di . La ricorsione si appoggia sull’unica regola di formazione, , che invece ce l’ha.È il teorema di definizione per ricorsione sulle formule, della lezione sull’induzione, e la leggibilità unica ne è l’ipotesi indispensabile: se una formula ammettesse due scomposizioni, la regola potrebbe attribuirle due valori. L’unità lo usa fin dal suo primo risultato, che estende un’assegnazione delle variabili a tutte le formule.Domanda 2Dalle unità precedentiCon le abbreviazioni ufficiali del corso, quale formula è ?
Confonde l’identità con l’equivalenza. L’idempotenza dirà che entrambe hanno sempre lo stesso valore di verità, ma è una stringa più lunga di .Quella stringa è : manca la negazione esterna, perché la disgiunzione è la negazione della negazione congiunta, non la negazione congiunta stessa.L’abbreviazione ammette componenti uguali, come la regola di formazione, che da e forma .La disgiunzione abbrevia , e è, per definizione, ; donde , lettera per lettera. L’unità tornerà su questo fatto: una stessa stringa può avere scritture molto diverse, ed essere in forma normale senza sembrarlo.Ripassare: Il linguaggio della logica proposizionale
Domanda 3Dalle unità precedentiPer dimostrare per induzione sulla complessità che tutte le formule hanno una certa proprietà, quali casi bisogna trattare?
La negazione, la congiunzione e la disgiunzione sono abbreviazioni, non regole di formazione. Un’induzione che trattasse solo quelle lascerebbe fuori formule come , che non è nessuna delle tre. È un errore frequente quando si dimostra l’esistenza delle forme normali.Una variabile non è una negazione congiunta, e senza il caso base l’induzione non parte.Ci sono sei casi di troppo e manca l’unico necessario: i sei connettivi sono abbreviazioni di negazioni congiunte.Ogni formula è una variabile o una negazione congiunta di due formule, e nient’altro. L’unità dimostra così il lemma di coincidenza, il teorema di sostituzione semantica e l’esistenza delle forme normali, sempre con un solo caso induttivo.Domanda 4Dalle unità precedentiSostituendo la formula con la formula in , secondo la definizione della lezione sull’induzione, quali occorrenze di si cambiano?
Questo è sostituire una sola occorrenza, un’altra operazione, che l’unità studierà pure; la sostituzione della definizione le cambia tutte.La sostituzione agisce sulla stringa, dove le abbreviazioni moltiplicano le occorrenze: in , la formula occorre due volte.Ciò che si mette non viene sostituito di nuovo: la definizione percorre la formula di partenza, non il risultato.La sostituzione si definisce per ricorsione, e la sua prima clausola cambia la formula intera se è ; le altre la applicano alle due componenti. L’unità dimostrerà che, se e sono equivalenti, il risultato è equivalente a , e distinguerà questa operazione dalla sostituzione di una sola occorrenza.Domanda 5Un’assegnazione dà a il valore e a il valore . Se vale esattamente quando e valgono , quale valore assume la formula ?
Applica la clausola alle variabili, non alle componenti. Le componenti della formula intera sono e , e interviene solo attraverso la seconda.Il lemma di coincidenza della prima lezione assicura che il valore dipende solo dalle variabili che occorrono nella formula, che qui sono e .Il raggruppamento è fissato dalla stringa: per la leggibilità unica, la formula ha una sola coppia di componenti, e il suo valore è uno solo.La clausola si applica dall’interno verso l’esterno: vale , perché vale ; la formula intera è la negazione congiunta di , che vale , e di , che vale , sicché vale . Con i numeri, .Ripassare: Semantica della logica proposizionale
Domanda 6Che cosa significa ?
È una lettura sbagliata frequente. Negare che tutte le assegnazioni soddisfano non è affermare che nessuna la soddisfa.Questa è l’insoddisfacibilità, che è molto più forte: basta un’assegnazione che refuti perché .Questo si scrive e parla di deduzioni; parla di assegnazioni. Che le due cose coincidano è ciò che dimostrerà la metateoria.È la negazione di , che afferma che ogni assegnazione soddisfa . La variabile verifica e, tuttavia, è soddisfacibile. Che sia una contraddizione si scrive .Ripassare: Semantica della logica proposizionale
Domanda 7Si sa che : ogni assegnazione che soddisfa e soddisfa . Che cosa ne segue?
Sopprimere la premessa cambia ciò che si afferma: , e non è valida. La premessa non scompare; diventa l’antecedente.Inverte il verso: la premessa scaricata è l’antecedente, e la conclusione, il conseguente.Scarica anche le premesse di , e questo è legittimo solo se è vuoto: , ma non è valida.È il teorema di deduzione semantico: un’assegnazione che soddisfacesse e refutasse darebbe a e a , e allora soddisferebbe senza soddisfare . La sua dimostrazione si riduce all’unica riga falsa dell’implicazione.Ripassare: Conseguenza ed equivalenza semantica
Domanda 8La formula è valida. Quale delle formule seguenti è valida per il teorema di sostituzione uniforme?
Cambia in alcune occorrenze e non in altre: non è una sostituzione uniforme, e il risultato non è valido (l’assegnazione che dà a e a lo refuta).Mette formule diverse al posto di una stessa variabile; neppure questa è una sostituzione uniforme, e l’assegnazione che dà a e a refuta il risultato.Permette di cambiare ogni variabile con una formula qualsiasi, a condizione di farlo in tutte le sue occorrenze e sempre con la stessa formula.Risulta dal sostituire con in tutte le sue occorrenze; la sostituzione uniforme di variabili con formule qualsiasi conserva la validità.Ripassare: Conseguenza ed equivalenza semantica
Domanda 9Secondo la convenzione del corso, quale formula designa l’espressione , scritta senza parentesi?
Associa a destra. È equivalente alla formula designata, ma non è la stessa stringa, e la convenzione ne fissa una sola.Non lo sono: per la leggibilità unica, le loro prime componenti sarebbero uguali, e sono e . Sono formule distinte con lo stesso valore in ogni assegnazione.Senza una convenzione, in effetti, non designerebbe nulla; per questo la terza lezione ne fissa una, quella del raggruppamento a sinistra.Le congiunzioni di termini si definiscono per ricorsione associando a sinistra, e la convenzione abbrevia così quella della lista . L’altro raggruppamento è una stringa distinta, benché equivalente per l’associatività.Domanda 10Una funzione di verità di due argomenti assegna un valore, o , a ciascuna delle quattro righe , , e . Quante funzioni di verità di due argomenti ci sono?
Risposta corretta:
Ciascuna delle righe riceve uno di valori, indipendentemente dalle altre: ci sono funzioni, una per ogni colonna possibile di una tavola di quattro righe. Sei di esse sono quelle dei connettivi del corso. Chi risponde ha contato le righe e non le funzioni; chi risponde ha moltiplicato per invece di elevare alla .Ripassare: Completezza funzionale
Domanda 11Può una formula scritta solo con e a partire dalle variabili valere nell’assegnazione che dà a tutte le variabili?
La lunghezza non conta: la proprietà si conserva a ogni passo della costruzione, di modo che nessuna formula, per quanto lunga, la perde.Che un connettivo basti non dice nulla di altri. La negazione congiunta basta perché con essa si scrive la negazione; con la congiunzione e la disgiunzione, no.Ci sono infinite formule, e nessuna quantità di tavole le esaurisce; la risposta si ottiene una volta per tutte con una proprietà che tutte conservano.Le variabili vi valgono , e la congiunzione e la disgiunzione di due formule che valgono valgono ; per il principio di chiusura, la proprietà passa a tutte le formule così scritte. Ne segue che con e non si scrive la negazione: l’insieme non è adeguato.Ripassare: Completezza funzionale
Domanda 12Un letterale è una variabile o la negazione di una variabile. Quale delle formule seguenti è un letterale?
Equivale a , che è un letterale, ma non lo è: è la negazione di una negazione. Quando si nega una forma normale, la doppia negazione di un letterale va ridotta prima di proseguire.È una congiunzione di due letterali, cioè una congiunzione elementare, non un letterale.Abbrevia , una formula composta che non è una variabile né la negazione di una variabile.È la negazione della variabile . I letterali sono i pezzi delle forme normali: una clausola è una disgiunzione di letterali, e una congiunzione elementare, una congiunzione di letterali.Ripassare: Forme normali
Domanda 13È valida la forma normale congiuntiva ?
In una congiunzione, una clausola valida non salva le altre: la congiunzione vale non appena una clausola vale .Essere soddisfacibile non è essere valida: l’assegnazione che dà a tutte le variabili la soddisfa, ma un’altra la refuta.In una forma congiuntiva, la validità si legge a colpo d’occhio, cercando coppie complementari clausola per clausola. È una delle ragioni per cui l’unità studia le forme normali.Una forma congiuntiva è valida se e solo se ciascuna delle sue clausole contiene un letterale e il suo opposto. La prima clausola lo contiene ( e ); la seconda, no, e una clausola senza coppia complementare vale nell’assegnazione che rende falsi tutti i suoi letterali.Ripassare: Forme normali
Domanda 14Per portare una formula in forma normale disgiuntiva si distribuisce la congiunzione sulla disgiunzione. Qual è la regola giusta?
Cambia la seconda congiunzione in una disgiunzione, un errore frequente, e la regola così scritta non è giusta: con vera e , false, il lato sinistro è falso e il destro, vero.Il lato destro equivale a , che è un’altra formula: con falsa e , vere, il sinistro è falso e il destro, vero.Dimentica di copiare nel secondo termine: con e false e vera, il sinistro è falso e il destro, vero.È la distributività della congiunzione sulla disgiunzione: si copia in ogni termine, unita a esso dalla stessa congiunzione. Ogni applicazione dà una formula equivalente, per il teorema di sostituzione semantica.Ripassare: L’algoritmo delle forme normali e le sue applicazioni
Domanda 15Un circuito ha due interruttori diretti, delle leve e , collegati in serie, e quel blocco è in parallelo con un interruttore diretto della leva . Quale formula dice quando conduce?
Scambia i ruoli: la serie è la congiunzione e il parallelo la disgiunzione, non il contrario.Mette in serie l’interruttore di , che è in parallelo: con accesa e spenta il circuito conduce, e questa formula vale .Mette in parallelo gli interruttori di e , che sono in serie: con solo accesa il circuito non conduce, e questa formula vale .La serie lascia passare il segnale se lo lasciano passare entrambi gli interruttori, e il parallelo, se lo lascia passare qualche ramo: la serie corrisponde alla congiunzione e il parallelo alla disgiunzione.Ripassare: L’algoritmo delle forme normali e le sue applicazioni
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