Riepilogo
Questa lezione porta i limiti alla loro prima conseguenza strutturale, la continuità, che la lezione che segue estende a tutte le funzioni elementari. Una funzione è continua in un punto quando il suo valore in quel punto è quello che annunciano i valori vicini; con i limiti delle lezioni che precedono, questa idea si scrive come la sfida e la risposta di sempre, con una sola differenza: il punto stesso non è più escluso. Ne segue che la continuità in un punto di accumulazione equivale al fatto che il limite esista e sia uguale al valore, e che quasi tutti i suoi teoremi si ereditano dall’algebra dei limiti senza una nuova dimostrazione. Si classificano le discontinuità in eliminabili, di salto ed essenziali, e si riparano le eliminabili con il prolungamento per continuità. L’unico argomento nuovo è quello della composizione, dove la continuità fa più del limite: elimina l’ipotesi che il teorema del limite di una composizione richiedeva, e permette di portare il limite dentro una funzione continua.
Obiettivi di apprendimento
- Definire la continuità in un punto, da un lato e in un intervallo, e metterla in relazione con il limite.
- Classificare le discontinuità in eliminabili, di salto ed essenziali, e prolungare per continuità una funzione con una discontinuità eliminabile.
- Dimostrare la continuità delle somme, dei prodotti, dei quozienti, delle radici e delle composizioni di funzioni continue, e dedurne quella dei polinomi, delle funzioni razionali e delle funzioni trigonometriche.
- Calcolare limiti portandoli dentro una funzione continua, e studiare funzioni continue in un solo punto o in nessuno.
Definizione
Nella lezione sul limite di funzioni di una variabile reale, la definizione escludeva deliberatamente il punto : il limite descrive ciò che accade vicino ad , non in , e la funzione può non essere definita lì. La continuità confronta le due cose: ciò che accade vicino e ciò che accade nel punto.
Siano una funzione definita in un insieme ed un elemento di . Si dice che è continua in se per ogni esiste un tale che ogni di che soddisfa soddisfa anche :
Se non è continua in , si dice che è discontinua in . Se è continua in tutti i punti di un insieme contenuto in , si dice che è continua in ; e se lo è in tutto il suo dominio, si dice semplicemente che è continua.
La definizione differisce da quella del limite in tre punti. Il numero a cui devono avvicinarsi i valori non è un qualsiasi, ma ; per questo deve appartenere al dominio. La risposta non esclude , sebbene includerlo non costi nulla, perché . E non si richiede che sia punto di accumulazione di . La negazione si ottiene come nella lezione sul limite: è discontinua in se esiste un tale che, per ogni , c’è un di con e .
Siano una funzione definita in ed un elemento di . Se è punto di accumulazione di , allora è continua in se e solo se . Se è un punto isolato di , allora è continua in . Le due definizioni chiedono la stessa cosa tranne che nel punto , dove la continuità vale da sé. Nella figura, la striscia circonda il valore , che ora è un punto pieno del grafico; alla fine, un punto isolato del dominio.
Dimostrazione
Se è continua in , la risposta a ogni sfida vale in particolare per gli con : è una risposta per il limite, con .
Viceversa, se il limite è , la risposta del limite copre gli diversi da , e in la condizione vale sempre: è una risposta per la continuità.
Se è un punto isolato, esiste un tale che l’unico elemento di con è proprio . Quel risponde a tutte le sfide in una volta.
Pertanto, in un punto di accumulazione del dominio, la continuità consiste in tre cose: che sia definita in , che abbia limite in , e che tale limite sia . Ciascuna può venire meno separatamente, e da ciò nasce la classificazione delle discontinuità. Per esempio, la funzione che vale in ogni e in , del controesempio della composizione nella lezione sull’algebra dei limiti, ha limite in , diverso dal suo valore: è discontinua in .
Caricamento del contenuto…