Riepilogo
Questa lezione insegna a tradurre enunciati e argomenti del linguaggio naturale nel linguaggio della logica proposizionale. Fissa anzitutto una convenzione precisa: le lettere , , , e nominano cinque variabili determinate della lingua di base, mentre le lettere greche restano metavariabili; e una formalizzazione comincia sempre con un dizionario che assegna a ogni enunciato atomico la sua variabile. Espone poi il dizionario dei connettivi, con la lettura informale di ciascuno dedotta dalla lettura della negazione congiunta, e le loro sottigliezze: «ma» e «benché», la disgiunzione inclusiva e quella esclusiva, «né… né», che è esattamente il connettivo primitivo del corso, «solo se», «a meno che», le condizioni necessarie e sufficienti. Studia la portata dei connettivi e dimostra, con la leggibilità unica, che due raggruppamenti distinti producono formule distinte; calcola la lunghezza delle abbreviazioni sviluppate, che permette di decidere quando due formalizzazioni sono la stessa stringa. Esamina il condizionale materiale e i suoi apparenti paradossi, ciò che la logica proposizionale non può esprimere (quantificatori, tempo, causalità, modalità) e, infine, la formalizzazione di argomenti completi, che le unità seguenti sottoporranno alla deduzione e alla semantica.
Obiettivi di apprendimento
- Formalizzare enunciati del linguaggio naturale con un dizionario esplicito, scegliendo i connettivi e la loro portata, e giustificare la scelta quando l’enunciato è ambiguo.
- Sviluppare le abbreviazioni fino alla stringa di cerchi e dischi, o fino a una scrittura con la sola negazione congiunta, per decidere se due formalizzazioni sono la stessa formula.
- Distinguere il condizionale materiale dal «se… allora» della lingua e indicare ciò che la formalizzazione proposizionale perde: quantificatori, tempo, causalità e modalità.
- Formalizzare un argomento completo come un insieme di premesse e una conclusione.
Dall’enunciato alla formula
La lezione sul linguaggio della logica proposizionale ha costruito un linguaggio senza significato: stringhe di cerchi e dischi, una regola di formazione e alcune abbreviazioni. La lezione sull’induzione sulle formule ha dimostrato che ogni formula si legge in un solo modo. Ora, quel linguaggio è stato costruito per uno scopo: rappresentare la forma degli enunciati con cui ragioniamo nella vita quotidiana, nelle scienze, nel diritto e nella matematica, in modo che la correttezza di un ragionamento possa essere studiata nella forma stessa, indipendentemente dal suo argomento. Questa lezione getta il ponte tra i due mondi. Non è un ponte meccanico: la lingua naturale è ricca, ambigua e dipendente dal contesto, e il linguaggio formale è povero, preciso e rigido. Ne segue che formalizzare è interpretare, e che ogni formalizzazione deve essere giustificata.
Un enunciato, nel senso di questa lezione, è una proposizione dichiarativa che, nel suo contesto, è vera o falsa: «L’acqua bolle a cento gradi al livello del mare», «Anna è arrivata in ritardo», « è primo». Le domande, gli ordini e i desideri («Anna è arrivata?», «Chiudi la porta», «Magari piovesse») non sono enunciati. Un enunciato è composto quando contiene altri enunciati uniti da particelle come «non», «e», «o», «se… allora»; è atomico quando non si scompone così. La logica proposizionale non analizza l’interno degli enunciati atomici: per essa, «Anna è arrivata in ritardo» è un pezzo indivisibile, che può essere solo vero o falso.
La convenzione delle lettere
Le formule della lingua di base sono stringhe di cerchi e dischi; la -esima variabile è , cioè cerchi seguiti da un disco. Scrivere stringhe così è tanto sicuro quanto faticoso, e per formalizzare conviene disporre di nomi brevi. Adottiamo la convenzione seguente, che vale in questa lezione e nel resto del corso salvo avviso esplicito:
Se è così, le lettere latine , , , e sono nomi di cinque variabili determinate, allo stesso modo in cui è il nome di un numero determinato: non varia, ma designa sempre la stringa . Le lettere greche , , e , invece, restano metavariabili, come nella lezione sul linguaggio: designano formule qualsiasi, e un enunciato scritto con esse, come , è uno schema che abbraccia infinite formule. Ne segue una differenza che conta: è una sola formula, la stringa ; è una forma di formule, di cui , e sono casi. Alcuni testi usano e come metavariabili; qui no, perché nel formalizzare abbiamo bisogno che due lettere distinte designino con sicurezza variabili distinte, e una metavariabile non offre questa garanzia: nulla impedisce che e designino la stessa formula.
Il dizionario di una formalizzazione
Formalizzare un enunciato consiste in tre operazioni: individuare i suoi enunciati atomici, assegnare a ciascuno una variabile e ricostruire l’enunciato composto con i connettivi. L’assegnazione della seconda operazione si chiama dizionario della formalizzazione, e deve essere dichiarata sempre, perché senza di essa la formula non dice nulla. Il dizionario obbedisce a due regole: lo stesso enunciato atomico riceve sempre la stessa variabile, ed enunciati atomici distinti ricevono variabili distinte. La prima garantisce che la formula registri le ripetizioni del testo; la seconda, che non inventi identità che il testo non afferma.
Sia l’enunciato «Se la temperatura sale e la pressione non cambia, il volume del gas aumenta». I suoi enunciati atomici sono tre, e il dizionario è il seguente: , «la temperatura sale»; , «la pressione cambia»; , «il volume del gas aumenta». Si osservi che l’atomico è «la pressione cambia», e non «la pressione non cambia»: la negazione è un connettivo, e il dizionario registra solo enunciati senza connettivi. La formalizzazione è . Se il testo dicesse più avanti «la pressione cambia», si scriverebbe di nuovo , e non una variabile nuova.
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