Riepilogo
Questa lezione apre la quarta e ultima unità di contenuto del corso, dedicata alla metateoria. Ne presenta le tre lezioni e il filo che le unisce: le due unità precedenti hanno costruito, sullo stesso linguaggio, due nozioni di ciò che segue da premesse date, la deduzione e la conseguenza semantica , e questa unità dimostra che coincidono, prima per un numero finito di premesse (correttezza, lemma di Kalmár e completezza), poi per premesse qualsiasi (teorema di compattezza e completezza forte), e infine offre una terza via per decidere la conseguenza, il metodo di risoluzione, di cui dimostra anche che è corretto e completo. Spiega perché la compattezza si dimostra prima della completezza forte e non al contrario; mostra con due esempi le domande a cui né la ricerca di deduzioni né la tavola di verità sanno rispondere da sole; stabilisce che cosa si riprende dalle tre unità precedenti e dà consigli per il suo studio.
Obiettivi di apprendimento
- Descrivere la successione delle tre lezioni dell’unità, spiegare quali risultati di ciascuna usa la successiva e giustificare che la compattezza si dimostri, con un argomento semantico, prima della completezza forte.
- Distinguere i due lati del corso, la deducibilità , esistenziale e finita, e la conseguenza semantica , universale su infinite assegnazioni, ed enunciare la correttezza e la completezza nei loro tre gradi.
- Spiegare perché la coincidenza delle due relazioni non si stabilisce caso per caso ma con metateoremi, e riconoscere quali strumenti delle unità precedenti (induzioni, dimostrazione per casi, teoremi di deduzione, lemma di coincidenza, forme congiuntive) userà ogni dimostrazione.
- Leggere deduzioni sulle deduzioni e argomenti semantici dell’unità distinguendo a ogni passo di quale relazione si parla, e pianificare lo studio a partire dalla valutazione d’ingresso.
Valutazione d’ingresso
Prima di percorrere l’unità conviene stabilire il punto di partenza. Questa valutazione è un’autovalutazione: non ha voto, e il suo unico scopo è orientare l’apprendimento. Le sue quindici domande sono di due tipi. Le prime sei riguardano ciò che l’unità dà per noto dalle precedenti: la definizione di conseguenza semantica e la sua riduzione all’insoddisfacibilità, il valore della negazione congiunta, il lemma di coincidenza, la finitezza della deduzione e la dimostrazione per casi; chi ne sbaglia qualcuna farà bene a ripassare, prima di proseguire, la lezione che la domanda indica. Le nove restanti percorrono in ordine le tre lezioni di questa unità, tre per ciascuna. Chi non ha mai studiato la metateoria di un sistema logico non deve aspettarsi di risponderle bene, e non importa: ogni risposta, corretta o no, spiega il punto e indica la lezione che lo tratta. Le stesse abilità si misurano di nuovo alla fine, nella lezione di sintesi.
Prima di iniziare l’unità, misura il tuo punto di partenza. È un’autovalutazione breve: non riceve voto e il risultato resta solo nel tuo browser.
Domanda 1Dalle unità precedentiChe cosa significa ?
Questa è , la relazione sintattica dell’unità sulla deduzione. Che le due relazioni coincidano è esattamente ciò che questa unità dimostra; prenderle per la stessa fin dall’inizio significa presupporre ciò che si vuole dimostrare.Questa è la soddisfacibilità di . Con e c’è un’assegnazione che le soddisfa entrambe, eppure non segue da : lo impedisce l’assegnazione che dà il valore a e il valore a .La conseguenza può aver bisogno di più premesse insieme: , e nessuna delle due premesse ha da sola come conseguenza.È la definizione di conseguenza semantica: un enunciato universale sulle assegnazioni, che non menziona deduzioni. Se è vuoto, dice che è valida; se è insoddisfacibile, vale per ogni .Ripassare: Conseguenza ed equivalenza semantica
Domanda 2Dalle unità precedentiQuale dei seguenti enunciati è equivalente a ?
Non basta: è soddisfacibile e non segue da . La conseguenza si riduce all’impossibilità di falsificare la conclusione, non alla possibilità di affermarla.È esattamente la negazione della conseguenza: un’assegnazione che soddisfa questo insieme è un contromodello.Ciò dice che è valida, che è il caso in cui è vuoto; con premesse, una conclusione non valida può essere comunque conseguenza.Un’assegnazione che soddisfacesse soddisferebbe e falsificherebbe , ed è esattamente ciò che la conseguenza esclude. È il teorema di conseguenza e insoddisfacibilità, che la compattezza e la risoluzione usano a ogni passo.Ripassare: Conseguenza ed equivalenza semantica
Domanda 3Dalle unità precedentiSe un’assegnazione dà alla formula il valore , quale valore dà a ?
Così si comporterebbe la negazione alternativa, «non entrambe», . La negazione congiunta, «né… né», vale solo quando entrambe le componenti valgono .Sarebbe il valore se la negazione congiunta guardasse solo la sua seconda componente; la clausola moltiplica i due complementi, e quello di è .Ciò confonde la negazione congiunta con la disgiunzione, che vale quando una qualsiasi componente lo vale; la negazione congiunta è precisamente la negazione della disgiunzione.Per la clausola della negazione congiunta, , e il primo fattore è . È il primo dei tre casi del lemma di Kalmár, che la prima lezione traduce in una deduzione.Ripassare: Semantica della logica proposizionale
Domanda 4Dalle unità precedentiLe variabili di sono e . Due assegnazioni e danno gli stessi valori a e a , e valori opposti a tutte le altre variabili. Se , che cosa si può dire di ?
Le differenze su variabili che non compaiono in non la toccano; per questo una formula con variabili ha una tavola di righe, benché le assegnazioni siano infinite.Invertire il valore di variabili assenti da non cambia nulla; solo invertire quello di o quello di potrebbe alterarne il valore.Basta la coincidenza sulle variabili di ; quelle di indice minore, che non vi compaiono, sono irrilevanti quanto quelle di indice maggiore.È il lemma di coincidenza: il valore di una formula dipende solo dai valori delle sue variabili, che sono in numero finito. La compattezza lo usa nel suo ultimo passo e il lemma di Kalmár per bastare con una riga della tavola.Ripassare: Semantica della logica proposizionale
Domanda 5Dalle unità precedentiSia un insieme infinito di formule con . Che cosa si può affermare?
Le premesse non si possono sopprimere: , e non è un teorema.Una deduzione ha un numero finito di righe e non può usare infinite premesse; inoltre nulla obbliga a usare tutte quelle disponibili.La finitezza fu dimostrata nell’unità sulla deduzione guardando solo la lunghezza delle deduzioni, senza alcun teorema semantico. È la conseguenza semantica, non la deduzione, ad aver bisogno della compattezza.È la finitezza della deduzione: una deduzione è una successione finita e usa solo un numero finito di premesse, che formano quel sottoinsieme. La sua controparte semantica, che ciò che segue da segua già da una parte finita, non è banale: è il teorema di compattezza.Ripassare: Sistemi deduttivi formali
Domanda 6Dalle unità precedentiSi sa che e che . Che cosa permette di concludere la dimostrazione per casi?
Non serve saperlo: la dimostrazione per casi usa che una delle due alternative si dia, senza decidere quale. Che non deduca nessuna delle due è il caso abituale, e la regola vale lo stesso.Non segue: con e vuoti le due ipotesi si soddisfano, e è falsa quando è falsa, sicché non potrebbe essere deducibile.È vero, per monotonia, ma è molto meno di ciò che si sa: la dimostrazione per casi permette di prescindere dall’ipotesi.La dimostrazione per casi elimina l’ipotesi: se si deduce tanto con quanto con , si deduce senza nessuna delle due. La completezza debole la applica una volta per ogni variabile per eliminare le premesse che fissa il lemma di Kalmár.Ripassare: Le tecniche della logica classica
Domanda 7Il sistema del corso è corretto. Che cosa afferma questa proprietà?
Questa è la direzione inversa, la completezza, che richiede uno strumento molto più fine, il lemma di Kalmár.Questa è la coerenza del sistema, che segue dalla correttezza ma è più debole: il sistema del corso con l’assioma aggiuntivo è coerente e deduce qualcosa che non è valido.Mescola due errori: inverte la direzione e confonde il vero in qualche assegnazione con il valido. La variabile è vera in molte assegnazioni e non è un teorema.Ciò che è deducibile da premesse date è vero in ogni assegnazione che le rende vere. Si dimostra per induzione forte sul numero di righe, con un caso per ogni assioma e per ogni regola.Ripassare: Correttezza e completezza
Domanda 8Sia l’assegnazione che dà il valore a e il valore a . Che cosa afferma il lemma di Kalmár, con le variabili e , per la formula ?
Dimentica il segno: la formula vale in questa riga, e una deduzione da premesse che la riga rende vere non può terminare in una formula che la riga rende falsa.Sbaglia la premessa per : poiché , la riga fornisce , non ; con e veri il bicondizionale vale .Sopprime le premesse della riga: non è valida. Il lemma deduce dalla riga, e solo quando la formula vale in tutte le righe le premesse si possono eliminare.La riga di diventa le premesse e ; poiché vale in essa, la formula con segno è la sua negazione. Il lemma afferma che il sistema deduce, dalla riga, ciò che la riga dice della formula.Ripassare: Correttezza e completezza
Domanda 9Può un sistema deduttivo essere corretto senza essere completo?
È un errore frequente, e la prima lezione dell’unità lo confuta. Un sistema può dedurre solo il dovuto senza dedurre tutto il dovuto, e viceversa.Che gli assiomi siano validi assicura che non si deduca nulla di falso, non che si deduca tutto il vero: un sistema senza assiomi è corretto e non deduce alcun teorema.Un sistema incoerente deduce una formula e la sua negazione, e non può essere corretto, perché nessuna assegnazione le soddisfa entrambe.I suoi assiomi sono validi e il modus ponens preserva la verità; ma la marcatura della lezione sui sistemi deduttivi ha mostrato che quella tautologia non vi è deducibile. La correttezza e la completezza sono proprietà indipendenti.Ripassare: Correttezza e completezza
Domanda 10Che cosa afferma il teorema di compattezza?
Fallisce già con due formule: e sono soddisfacibili e non lo è. Ciò che la compattezza esamina sono i sottoinsiemi finiti, non le formule isolate.L’insieme è infinito e insoddisfacibile.Ogni insieme ha un sottoinsieme finito soddisfacibile, il vuoto; la condizione deve valere per tutti i sottoinsiemi finiti, non per qualcuno.Una direzione è immediata; l’altra richiede di costruire una sola assegnazione a partire da quelle che soddisfano, ciascuna per conto suo, le parti finite. La lezione lo fa fissando uno dopo l’altro i valori di .Ripassare: Il teorema di compattezza
Domanda 11Sia un insieme infinito di formule con . Che cosa assicura la compattezza?
Una parte finita può richiedere più formule: da segue , e nessuna formula di quell’insieme la ha da sola come conseguenza.Il sottoinsieme vuoto è finito e da esso seguono solo le tautologie; la compattezza assicura qualche sottoinsieme finito, non tutti.Le premesse possono essere imprescindibili: , e non è valida.È la forma della conseguenza: ciò che segue da un insieme infinito segue già da una parte finita. Per la deduzione era la finitezza, una banalità; per la conseguenza è un teorema.Ripassare: Il teorema di compattezza
Domanda 12La prima lezione dimostra la completezza per insiemi finiti di premesse. Perché la finitezza della deduzione non basta a estenderla a un insieme infinito ?
L’argomento è circolare: la finitezza vale per le deduzioni, e di non si sa ancora se ce ne sia una.Nessuna formula ha infinite variabili. L’ostacolo non sta nelle formule, ma nel fatto che infinite premesse non si possono scaricare in un’unica implicazione.È vera: la seconda lezione la dimostra, con la compattezza. Ciò che non basta è il metodo della prima lezione, non l’enunciato.Per passare da a bisogna prima trovare un finito con ; la finitezza fornirebbe una parte finita solo se si sapesse già che , che è proprio ciò che si cerca.Ripassare: Il teorema di compattezza
Domanda 13Qual è il risolvente delle clausole e ?
Unisce le clausole senza sopprimere la coppia complementare: non è un risolvente, ma una clausola tautologica, che non dice nulla.Perde il letterale della seconda clausola: il risolvente conserva tutto ciò che non è la coppia eliminata, dell’una e dell’altra premessa.Non devono condividere un letterale, ma contenerne uno e il suo complemento: nella prima e nella seconda.Le clausole collidono in e : si sopprime quella coppia e si uniscono i letterali restanti. È la dimostrazione per casi sul valore di , scritta su insiemi.Ripassare: Il metodo di risoluzione
Domanda 14Per decidere per risoluzione se , quale insieme di clausole si cerca di refutare?
Aggiunge la conclusione invece della sua negazione; quell’insieme è soddisfacibile, e la sua soddisfacibilità non dice nulla sulla conseguenza.Senza la negazione della conclusione, l’insieme delle premesse è soddisfacibile e la risoluzione non ha nulla da refutare.Nega le premesse, che devono conservarsi: solo la conclusione si nega.La conseguenza equivale all’insoddisfacibilità delle premesse insieme alla negazione della conclusione; se ne scrive la forma a clausole e si cerca una refutazione, che qui ha due passi.Ripassare: Il metodo di risoluzione
Domanda 15Si può derivare per risoluzione la clausola vuota dall’insieme ?
La regola elimina una sola coppia per passo, e non per convenzione: eliminarne due deriverebbe da un insieme soddisfacibile.Il primo passo dà , e nessuna successione di passi raggiunge , perché l’insieme è soddisfacibile e tutto ciò che si deriva ne è conseguenza.Il motivo è un altro: l’insieme delle quattro clausole di due letterali su e non ha clausole unitarie ed è insoddisfacibile, e la risoluzione lo refuta derivando prima e .L’assegnazione che dà il valore a e il valore a lo soddisfa; se si derivasse , sarebbe insoddisfacibile. I due risolventi ammessi, e , sono tautologici.Ripassare: Il metodo di risoluzione
Caricamento del contenuto…