Riepilogo
Questa lezione insegna a comporre l’indice analitico di un libro o di una tesi, e i suoi glossari. Spiega a che cosa serve un indice analitico e in che cosa si distingue dall’indice generale; presenta il pacchetto imakeidx, con \makeindex, \index e \printindex, e il ciclo di compilazione in cui makeindex ordina le voci fra due passate del motore; insegna le sottovoci, le chiavi di ordinamento che correggono la posizione delle parole con segni diacritici, i rinvii, che babel in italiano indica con «vedi» e «vedi anche», gli intervalli di pagine e i numeri evidenziati; mostra come tenere più indici insieme, uno dei nomi e uno degli argomenti; presenta il pacchetto glossaries, con i suoi termini definiti e le sue sigle, che si sciolgono la prima volta che compaiono, e la variante glossaries-extra; e termina con gli errori più frequenti: l’indice che non si aggiorna, le parole accentate fuori posto e le voci duplicate da una grafia diversa.
Obiettivi di apprendimento
- Distinguere l’indice analitico dall’indice generale e dal glossario per ciò che ciascuno ordina e per ciò che offre al lettore.
- Marcare le voci di un indice con sottovoci, chiavi di ordinamento, rinvii, intervalli e numeri evidenziati, e prevedere che cosa stampa ciascuna marcatura.
- Spiegare il ciclo di compilazione con makeindex e quale file produce ciascun passo, e riconoscere perché un indice non si aggiorna.
- Tenere più indici nello stesso documento e indirizzare ciascuna voce al suo.
- Definire termini e sigle con glossaries, prevedere che cosa stampa ciascuna menzione e comporre il glossario e l’elenco delle sigle.
- Diagnosticare le voci duplicate, le parole accentate fuori posto e gli errori del glossario a partire dall’indice stampato e dal log.
A che cosa serve un indice analitico
Nella lezione su sezioni, indice e appendici si è visto l’indice generale, che \tableofcontents compone all’inizio del documento e che babel intitola «Indice»: riproduce le partizioni nell’ordine in cui compaiono e risponde alla domanda su come è organizzato il testo. L’indice analitico, che babel intitola «Indice analitico», risponde a un’altra domanda: dove si parla di qualcosa. Ordina alfabeticamente i concetti, i nomi e le opere di cui il testo tratta, e dà per ciascuno le pagine in cui si trovano. Un lettore che cerca che cosa dice un libro di storia della scienza su Keplero, o che cosa dice un manuale di biochimica sull’entalpia, non può trovarlo nell’indice generale, perché nessun titolo di sezione lo nomina; lo trova nell’analitico.
Ne segue che l’indice analitico non si ricava dalla struttura del documento, come quello generale, ma da una decisione dell’autore: quali termini meritano di figurarvi, sotto quale forma e con quali suddivisioni. Un indice che raccoglie ogni occorrenza di ogni parola è inutile, perché restituisce al lettore tutte le pagine; uno buono raccoglie i luoghi in cui un termine viene definito, discusso o applicato, e rinvia dalle forme che il lettore potrebbe cercare alla forma scelta. Per questo è proprio dei libri, dei manuali e delle tesi estese, e non di un articolo di dieci pagine.
Il glossario è un terzo strumento. Non dice dove si parla di un termine, ma che cosa significa: è un elenco di definizioni, spesso accompagnato dall’elenco delle sigle che il testo usa, con la loro forma sciolta. Entrambi si compongono con lo stesso meccanismo, che questa lezione studia prima nell’indice.
Caricamento del contenuto…