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Topos Uranos

Riepilogo

Questa lezione insegna a comporre l’indice analitico di un libro o di una tesi, e i suoi glossari. Spiega a che cosa serve un indice analitico e in che cosa si distingue dall’indice generale; presenta il pacchetto imakeidx, con \makeindex, \index e \printindex, e il ciclo di compilazione in cui makeindex ordina le voci fra due passate del motore; insegna le sottovoci, le chiavi di ordinamento che correggono la posizione delle parole con segni diacritici, i rinvii, che babel in italiano indica con «vedi» e «vedi anche», gli intervalli di pagine e i numeri evidenziati; mostra come tenere più indici insieme, uno dei nomi e uno degli argomenti; presenta il pacchetto glossaries, con i suoi termini definiti e le sue sigle, che si sciolgono la prima volta che compaiono, e la variante glossaries-extra; e termina con gli errori più frequenti: l’indice che non si aggiorna, le parole accentate fuori posto e le voci duplicate da una grafia diversa.

Obiettivi di apprendimento

  1. Distinguere l’indice analitico dall’indice generale e dal glossario per ciò che ciascuno ordina e per ciò che offre al lettore.
  2. Marcare le voci di un indice con sottovoci, chiavi di ordinamento, rinvii, intervalli e numeri evidenziati, e prevedere che cosa stampa ciascuna marcatura.
  3. Spiegare il ciclo di compilazione con makeindex e quale file produce ciascun passo, e riconoscere perché un indice non si aggiorna.
  4. Tenere più indici nello stesso documento e indirizzare ciascuna voce al suo.
  5. Definire termini e sigle con glossaries, prevedere che cosa stampa ciascuna menzione e comporre il glossario e l’elenco delle sigle.
  6. Diagnosticare le voci duplicate, le parole accentate fuori posto e gli errori del glossario a partire dall’indice stampato e dal log.

A che cosa serve un indice analitico

Nella lezione su sezioni, indice e appendici si è visto l’indice generale, che \tableofcontents compone all’inizio del documento e che babel intitola «Indice»: riproduce le partizioni nell’ordine in cui compaiono e risponde alla domanda su come è organizzato il testo. L’indice analitico, che babel intitola «Indice analitico», risponde a un’altra domanda: dove si parla di qualcosa. Ordina alfabeticamente i concetti, i nomi e le opere di cui il testo tratta, e dà per ciascuno le pagine in cui si trovano. Un lettore che cerca che cosa dice un libro di storia della scienza su Keplero, o che cosa dice un manuale di biochimica sull’entalpia, non può trovarlo nell’indice generale, perché nessun titolo di sezione lo nomina; lo trova nell’analitico.

Ne segue che l’indice analitico non si ricava dalla struttura del documento, come quello generale, ma da una decisione dell’autore: quali termini meritano di figurarvi, sotto quale forma e con quali suddivisioni. Un indice che raccoglie ogni occorrenza di ogni parola è inutile, perché restituisce al lettore tutte le pagine; uno buono raccoglie i luoghi in cui un termine viene definito, discusso o applicato, e rinvia dalle forme che il lettore potrebbe cercare alla forma scelta. Per questo è proprio dei libri, dei manuali e delle tesi estese, e non di un articolo di dieci pagine.

Il glossario è un terzo strumento. Non dice dove si parla di un termine, ma che cosa significa: è un elenco di definizioni, spesso accompagnato dall’elenco delle sigle che il testo usa, con la loro forma sciolta. Entrambi si compongono con lo stesso meccanismo, che questa lezione studia prima nell’indice.