Riepilogo
Chi ragiona in matematica introduce ed elimina congiunzioni e disgiunzioni, invoca il terzo escluso, scarta ciò che è contraddittorio, distingue casi e riduce all’assurdo, quasi sempre senza accorgersene. Questa lezione dimostra che tutte queste tecniche sono regole derivate del sistema del corso, e le dimostra nella forma in cui si usano: con un insieme di premesse che rimane lungo tutta la deduzione. Ricorda anzitutto che ogni regola già dimostrata vale all’interno di un contesto ; dimostra poi l’introduzione e l’eliminazione della disgiunzione e della congiunzione, il terzo escluso e la non contraddizione, l’esplosione, la riduzione all’assurdo nelle sue due forme e la dimostrazione per casi, prima con una formula e la sua negazione e poi con una disgiunzione qualsiasi. I problemi applicano le tecniche a leggi classiche, come quella di Peirce e i dilemmi, e mostrano perché non basta dimostrarle senza premesse.
Obiettivi di apprendimento
- Applicare alle righe della forma le regole e le equivalenze dimostrate in precedenza, giustificando il passo con la monotonia e il taglio.
- Dimostrare con premesse le regole di introduzione e di eliminazione della disgiunzione e della congiunzione, sviluppando le abbreviazioni ufficiali solo dove è lecito.
- Dedurre il terzo escluso e la non contraddizione, e distinguere a ogni passo ciò che è definizione da ciò che è teorema.
- Dimostrare l’esplosione, la riduzione all’assurdo nelle sue due forme e la dimostrazione per casi con premesse, e spiegare perché le versioni senza premesse non bastano.
- Costruire deduzioni di leggi classiche (Peirce, esportazione, dilemmi) combinando queste tecniche, e mettere in relazione la deducibilità di una formula con l’incoerenza di un insieme di premesse.
Le regole all’interno di un contesto
Nella lezione sui sistemi deduttivi formali si è fissato il sistema di Łukasiewicz: gli schemi di assiomi A1, A2 e A3, la regola del modus ponens (MP) e la nozione di deduzione da un insieme di premesse, con le sue prime proprietà: la riflessività (Rifl: se , allora ), la monotonia (Mon: se e , allora ), il taglio (Taglio), il modus ponens tra deduzioni (se e , allora , che si cita anche come MP), il teorema di deduzione (TD: se , allora ) e il suo inverso (RTD). Le lezioni sulle quattro tecniche di deduzione e sulle simmetrie dei connettivi hanno aggiunto il sillogismo ipotetico (SI), lo scambio delle premesse (SP), la doppia negazione (DN), la contrapposizione (CP) nelle sue tre forme, la sostituzione di equivalenti (Sost), le simmetrie (Sim) e le forme equivalenti della disgiunzione e della congiunzione. La prima di queste lezioni, dopo aver dimostrato la doppia negazione, ha inoltre completato il sistema del corso con una seconda regola primitiva, la sostituzione della doppia negazione (SDN): se risulta da sostituendo un’occorrenza di una sottoformula con , o un’occorrenza di con , da si inferisce . D’ora in poi, si riferisce a quel sistema (gli schemi da A1 ad A3, MP e SDN), nel quale continuano a valere la riflessività, la monotonia, il taglio, il teorema di deduzione e il suo inverso; le tecniche di questa lezione ne sono regole derivate, benché nessuna delle loro dimostrazioni invochi SDN direttamente: la regola agisce attraverso le forme equivalenti e la sostituzione di equivalenti, che la lezione sulle simmetrie ha dimostrato con essa.
Ora, in matematica nessuno ragiona senza premesse: si ragiona a partire da certi assiomi, dalle ipotesi di un teorema e da ciò che si è supposto per discutere un caso. Se è così, una tecnica di ragionamento è utile solo se è enunciata con un insieme di premesse che ci si porta dietro di riga in riga. Ne segue che ogni regola di questa lezione si enuncia e si dimostra per un qualsiasi; il caso senza premesse è il caso particolare , e non il contrario.
Le dimostrazioni sono deduzioni sulle deduzioni: ogni riga afferma che qualcosa è deducibile da un insieme, , e la sua giustificazione rimanda a righe precedenti. In esse, «Premessa» indica le righe che l’enunciato della regola dà per presupposte, e il nome di un assioma (A1, A3) o di un teorema già dimostrato (come Id, il teorema ) indica una riga in cui è un’istanza di quello schema o di quel teorema, deducibile da qualunque insieme.
La lezione sulle quattro tecniche di deduzione ha dimostrato, con la monotonia e il taglio, il lemma «dal risultato alla regola», che rende possibile questo modo di lavorare: se e per ogni , allora . Con , applicato in ciascun verso di un’equivalenza , dice che se e solo se . Pertanto, ogni regola già dimostrata e ogni equivalenza già dimostrata si applicano alle righe di una deduzione con premesse: se una riga dice , la contrapposizione permette di scrivere sotto e di giustificarla con «CP» e il numero della riga. Per le due forme equivalenti della lezione sulle simmetrie, che si useranno di continuo, si scrive «Eq»:
Conviene insistere sul fatto che la prima di queste equivalenze non è una definizione; la seconda, come ha mostrato la lezione sulle simmetrie, è un’identità di stringhe, ma si cita come Eq insieme alla prima. Per definizione, è e è , che sono stringhe distinte; leggere l’una come l’altra «per definizione dell’implicazione» è l’errore che questa lezione evita. «Def», invece, è riservato a scrivere la stessa stringa con un altro nome, come quando si legge come .
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