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Topos Uranos

Riepilogo

Il sistema di Łukasiewicz della lezione precedente consta di tre schemi di assiomi e di una sola regola, il modus ponens; con così poche risorse, ogni deduzione deve essere costruita a partire dagli assiomi, e perfino la formula (φ→φ)(\varphi \rightarrow \varphi) richiede cinque righe. Questa lezione aggiunge quattro tecniche che si dimostrano una sola volta e si riutilizzano in seguito: il sillogismo ipotetico, che concatena implicazioni; lo scambio delle premesse, che permette di alterare l’ordine degli antecedenti; la doppia negazione, che permette di mettere e togliere due negazioni consecutive; e la contrapposizione, nelle sue tre forme, che permette di invertire un’implicazione negandone i membri. Ogni tecnica si dimostra per intero, riga per riga, con i tre assiomi, il modus ponens e i metateoremi della lezione precedente, e si ottiene in tre presentazioni: come deduzione da premesse, come teorema e come regola applicabile sotto qualunque insieme di premesse. Dimostrata la doppia negazione, la lezione completa il sistema con una seconda regola primitiva, la sostituzione della doppia negazione, che permette di mettere o togliere due negazioni in qualunque punto di una formula, anche dentro una negazione congiunta, dove i tre assiomi non arrivano; spiega perché questa regola deve essere postulata, verifica che le proprietà della deduzione si conservano, estende il teorema di deduzione con il caso nuovo e ne ricava le prime conseguenze.

Obiettivi di apprendimento

  1. Convertire un risultato della forma {α1,…,αn}⊢β\{\alpha_{1}, \ldots, \alpha_{n}\} \vdash \beta in un teorema, mediante il teorema di deduzione, e in una regola applicabile sotto qualunque insieme di premesse Γ\Gamma, mediante la monotonia e il taglio.
  2. Dimostrare il sillogismo ipotetico e lo scambio delle premesse, sia con una deduzione diretta da A1 e A2 sia ragionando sulle deduzioni con il teorema di deduzione, e usarli per concatenare e riordinare implicazioni.
  3. Dimostrare le due direzioni della doppia negazione con gli assiomi da A1 ad A3 e il modus ponens, e applicarle per mettere o togliere due negazioni consecutive in una deduzione.
  4. Enunciare la regola della sostituzione della doppia negazione, individuare le occorrenze di una sottoformula nella stringa della lingua di base, anche quelle che un’abbreviazione nasconde, e applicare la regola nelle deduzioni.
  5. Spiegare con la marcatura perché la sostituzione della doppia negazione deve essere postulata, e dimostrare che le proprietà della deduzione e il teorema di deduzione valgono nel sistema ampliato.
  6. Dimostrare la contrapposizione nelle sue tre forme e scegliere, davanti a un’implicazione con negazioni, la forma che corrisponde.
  7. Costruire deduzioni non banali combinando le quattro tecniche e la regola nuova con gli assiomi, il modus ponens e il teorema di deduzione, e giustificare ogni riga con l’abbreviazione corrispondente.

Gli strumenti di partenza

Nella lezione sui sistemi deduttivi formali si è fissato il sistema di Łukasiewicz. Il suo linguaggio è la lingua dei cerchi e dei dischi, scritta con le abbreviazioni ufficiali della lezione sul linguaggio della logica proposizionale; i suoi assiomi sono tutte le istanze dei tre schemi seguenti, dove φ\varphi, ψ\psi e χ\chi sono formule qualsiasi, e la sua unica regola è il modus ponens.

  • A1: (φ→(ψ→φ))(\varphi \rightarrow (\psi \rightarrow \varphi)).
  • A2: ((φ→(ψ→χ))→((φ→ψ)→(φ→χ)))((\varphi \rightarrow (\psi \rightarrow \chi)) \rightarrow ((\varphi \rightarrow \psi) \rightarrow (\varphi \rightarrow \chi))).
  • A3: ((¬ψ→¬φ)→(φ→ψ))((\neg\psi \rightarrow \neg\varphi) \rightarrow (\varphi \rightarrow \psi)).
  • MP: da φ\varphi e (φ→ψ)(\varphi \rightarrow \psi) si deduce ψ\psi.

Una deduzione di φ\varphi da un insieme Γ\Gamma di formule è una successione finita di formule che termina in φ\varphi e in cui ogni formula è un assioma, un elemento di Γ\Gamma o il risultato dell’applicazione del modus ponens a due formule precedenti; se esiste, si scrive Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi, e se Γ\Gamma è vuoto, ⊢φ\vdash \varphi, e si dice che φ\varphi è un teorema. In quella stessa lezione si sono dimostrati i metateoremi che useremo qui: la riflessività (Rifl: se φ∈Γ\varphi \in \Gamma, allora Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi), la monotonia (Mon: se Γ⊆Δ\Gamma \subseteq \Delta e Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi, allora Δ⊢φ\Delta \vdash \varphi), il modus ponens tra deduzioni (se Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi e Γ⊢(φ→ψ)\Gamma \vdash (\varphi \rightarrow \psi), allora Γ⊢ψ\Gamma \vdash \psi), il taglio (Taglio: se Γ⊢φi\Gamma \vdash \varphi_{i} per ogni ii da 11 a nn e Γ∪{φ1,…,φn}⊢ψ\Gamma \cup \{\varphi_{1}, \ldots, \varphi_{n}\} \vdash \psi, allora Γ⊢ψ\Gamma \vdash \psi), la finitezza (se Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi, basta un sottoinsieme finito di Γ\Gamma), il teorema di deduzione (TD: se Γ∪{φ}⊢ψ\Gamma \cup \{\varphi\} \vdash \psi, allora Γ⊢(φ→ψ)\Gamma \vdash (\varphi \rightarrow \psi)) e il suo inverso (RTD), e il teorema ⊢(φ→φ)\vdash (\varphi \rightarrow \varphi), che nelle giustificazioni abbrevieremo Id. Infine, φ⊣⊢ψ\varphi \dashv\vdash \psi (equivalenza dimostrabile) significa che {φ}⊢ψ\{\varphi\} \vdash \psi e {ψ}⊢φ\{\psi\} \vdash \varphi.

Conviene ricordare che ¬\neg e →\rightarrow non sono simboli della lingua di base, ma abbreviazioni: ¬φ\neg\varphi è la stringa (φ↓φ)(\varphi \downarrow \varphi), e (φ→ψ)(\varphi \rightarrow \psi) è (¬φ∨ψ)(\neg\varphi \vee \psi), cioè ¬(¬φ↓ψ)\neg(\neg\varphi \downarrow \psi). I tre assiomi parlano solo di negazioni e di implicazioni, e la stessa lezione ha mostrato, con una marcatura a valori 00 e 11 che essi e il modus ponens conservano, il limite che ne segue: nel sistema di Łukasiewicz, da (v1↓v2)(v_{1} \downarrow v_{2}) non si deduce (¬¬v1↓v2)(\neg\neg v_{1} \downarrow v_{2}), e la negazione congiunta resta in parte fuori della sua portata. Questa lezione procede, pertanto, in due tempi. Fino alla doppia negazione inclusa, ⊢\vdash si riferisce al sistema di Łukasiewicz, e nulla di ciò che si dimostra dipende dallo sviluppo delle abbreviazioni. Dimostrata la doppia negazione, si aggiunge al sistema una seconda regola primitiva, la sostituzione della doppia negazione, che agisce sulla stringa sviluppata; da quel punto, ⊢\vdash si riferisce al sistema del corso, quello di Łukasiewicz più questa regola. Poiché ogni deduzione del primo è anche deduzione del secondo, nulla di ciò che si è dimostrato prima va perduto.

Due stili di deduzione

Ci sono due modi di scrivere una deduzione, ed entrambi saranno usati. Il primo è la deduzione propriamente detta, una successione di formule in cui ogni riga è un assioma, una premessa o il risultato del modus ponens; ogni riga si giustifica con A1, A2, A3, Premessa o MP(i,j)(i, j), dove la riga ii è l’antecedente e la riga jj è l’implicazione il cui antecedente è esattamente la riga ii (e, da quando sarà introdotta la regola nuova, SDN(i)(i)). Il secondo è la deduzione sulle deduzioni, le cui righe non sono formule, ma affermazioni della forma Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi; ciascuna si giustifica con un metateorema già dimostrato, e l’intera successione è un ragionamento del metalinguaggio che garantisce che esiste una deduzione del primo stile, anche se non la scrive. Le giustificazioni di questo secondo stile si leggono come segue.

  • Rifl: la formula di destra appartiene all’insieme di sinistra.
  • A1, A2, A3: la formula di destra è un’istanza dello schema; un’istanza di un assioma si deduce da qualunque Γ\Gamma con una deduzione di una sola riga.
  • MP(i,j)(i, j): il modus ponens tra deduzioni, applicato alla riga ii, Γ⊢φ\Gamma \vdash \varphi, e alla riga jj, Γ⊢(φ→ψ)\Gamma \vdash (\varphi \rightarrow \psi), con lo stesso Γ\Gamma.
  • TD(i)(i) e RTD(i)(i): il teorema di deduzione o il suo inverso, applicato alla riga ii.
  • Il nome di un teorema già dimostrato, come Id o DN: la formula di destra è un’istanza di quel teorema, e si deduce da qualunque Γ\Gamma per monotonia, perché l’insieme vuoto è contenuto in Γ\Gamma.
  • Premessa, in una deduzione sulle deduzioni: la riga è una delle ipotesi della regola che si sta dimostrando.

Ogni risultato di questa lezione si enuncia con metavariabili e vale, pertanto, per formule qualsiasi: la sua dimostrazione è uno schema, e cambiando in essa ogni metavariabile con una formula si ottiene un’altra dimostrazione, perché le istanze di uno schema di assioma restano tali e ogni modus ponens resta tale (lo stesso varrà per ogni applicazione della regola nuova). Così, da ⊢(φ→φ)\vdash (\varphi \rightarrow \varphi) segue ⊢(¬ψ→¬ψ)\vdash (\neg\psi \rightarrow \neg\psi), con ¬ψ\neg\psi al posto di φ\varphi. Questo espediente, applicare un risultato a una formula più complessa di quella dell’enunciato, è quello che rende di più in ciò che segue.

Dal risultato alla regola

Le tecniche di questa lezione si dimostrano da premesse fisse, come {(φ→ψ),(ψ→χ)}⊢(φ→χ)\{(\varphi \rightarrow \psi), (\psi \rightarrow \chi)\} \vdash (\varphi \rightarrow \chi); ma si usano nel mezzo di deduzioni con altre premesse, dove (φ→ψ)(\varphi \rightarrow \psi) e (ψ→χ)(\psi \rightarrow \chi) non sono premesse, ma formule già dedotte. Il lemma seguente, conseguenza diretta della monotonia e del taglio, autorizza questo uso una volta per tutte.

LemmaDal risultato alla regola

Se {α1,…,αn}⊢β\{\alpha_{1}, \ldots, \alpha_{n}\} \vdash \beta, allora, per ogni insieme Γ\Gamma di formule, da Γ⊢α1\Gamma \vdash \alpha_{1}, …\ldots, Γ⊢αn\Gamma \vdash \alpha_{n} segue Γ⊢β\Gamma \vdash \beta. Inoltre, ⊢(α1→(α2→⋯(αn→β)⋯ ))\vdash (\alpha_{1} \rightarrow (\alpha_{2} \rightarrow \cdots (\alpha_{n} \rightarrow \beta) \cdots)).

Dimostrazione

  1. Γ∪{α1,…,αn}⊢β\dato{mon}{\Gamma \cup \{\alpha_{1}, \ldots, \alpha_{n}\} \vdash \beta}

    Per ipotesi, β\beta si deduce dalle formule αi\alpha_{i}. Poiché {α1,…,αn}\{\alpha_{1}, \ldots, \alpha_{n}\} è contenuto in Γ∪{α1,…,αn}\Gamma \cup \{\alpha_{1}, \ldots, \alpha_{n}\}, la monotonia permette di aggiungere Γ\Gamma alle premesse.

  2. Γ⊢β\Gamma \vdash \resaltar{\beta}

    Se inoltre ogni αi\alpha_{i} si deduce da Γ\Gamma, il taglio elimina le premesse aggiunte.

  3. ⊢(α1→(α2→⋯(αn→β)⋯ ))\vdash (\alpha_{1} \rightarrow (\alpha_{2} \rightarrow \cdots (\alpha_{n} \rightarrow \beta) \cdots))

    Per la forma di teorema, il teorema di deduzione, applicato nn volte, scarica le premesse dall’ultima alla prima; ogni applicazione converte la premessa scaricata nell’antecedente di un’implicazione.

Ne segue che ogni tecnica dimostrata da premesse ha tre presentazioni: il risultato stesso, il teorema che si ottiene scaricandone le premesse e la regola che si applica sotto qualunque Γ\Gamma. In una deduzione sulle deduzioni, la regola si invoca con il nome della tecnica e i numeri delle righe a cui si applica, come SI(3,4)(3, 4), e il lemma garantisce che il passo è legittimo.