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Topos Uranos

Riepilogo

Questa lezione chiude la prima unità del corso, dedicata ai primi passi con LaTeX. Ricostruisce la catena di concetti e procedimenti che va dalla composizione tipografica al debug di un documento, indicando in ogni anello quale principio si usa e in quale lezione si stabilisce; colloca ciò che si è ottenuto rispetto al piano del corso e precisa quali questioni, appena toccate, restano per le unità successive; ripete nella sua valutazione d’uscita le competenze della valutazione d’ingresso; e termina con sei sfide, di difficoltà superiore a quella dei problemi delle lezioni, che richiedono di combinare gli strumenti di diverse lezioni per diagnosticare documenti che falliscono o per progettarne uno a partire da una descrizione.

Obiettivi di apprendimento

  1. Ricostruire l’ordine dei concetti e dei procedimenti dell’unità, individuando il principio su cui si appoggia ciascuno.
  2. Spiegare come si collegano le regole di lettura del sorgente, la sua anatomia e i messaggi del log.
  3. Distinguere ciò che l’unità ha stabilito da ciò che ha soltanto anticipato e che le unità successive svilupperanno.
  4. Diagnosticare documenti che falliscono per più cause insieme, ordinando le correzioni secondo il log.
  5. Progettare il preambolo e il corpo di un documento a partire dalla descrizione di ciò che deve contenere.

Ciò che l’unità ha ottenuto

L’unità si era proposta di portare chi non aveva mai usato LaTeX al punto di scrivere, compilare e correggere da sé un documento breve. Lo scopo è stato raggiunto con un’unica riserva, dichiarata fin dall’introduzione: si è dato per noto l’uso di file e cartelle su un computer. Con essa, il cammino percorso si può leggere come un’unica catena in quattro tratti, in cui ogni concetto o procedimento si appoggia sui precedenti.

Che cos’è LaTeX

La lezione Che cos’è LaTeX è partita dalla composizione tipografica, l’insieme delle decisioni che dispongono ogni lettera, ogni riga e ogni pagina, e dalle esigenze particolari dei testi accademici. Da esse ha dedotto la convenienza di un linguaggio di marcatura, in cui l’autore dichiara che cos’è ogni cosa e la classe del documento decide come appare: la separazione tra contenuto e forma, che ricompare in tutta l’unità. Ha poi distinto i tre motori e ha scelto LuaLaTeX, che legge Unicode e carica i font del sistema; ha fissato le tre regole con cui il motore legge il sorgente (più spazi valgono uno, una riga vuota chiude il paragrafo e il segno di percentuale apre un commento), e ha descritto il ciclo di scrivere, compilare e leggere, con il log e il file ausiliario che ogni compilazione lascia.

L’ambiente di lavoro

La lezione sull’ambiente di lavoro ha trasformato quella descrizione in un’installazione: una distribuzione, TeX Live, MiKTeX o MacTeX, con il suo gestore di pacchetti; Texmaker, configurato per compilare con LuaLaTeX, salvare in UTF-8 e sincronizzare il sorgente con il PDF; e Overleaf, di cui occorre cambiare in ogni progetto il compilatore predefinito. Ha stabilito inoltre la regola di una cartella per progetto, la distinzione tra ciò che l’autore scrive e ciò che la compilazione rigenera, e le tre cause per cui un PDF può non cambiare: un errore grave che impedisce di scriverlo, un visualizzatore che lo blocca o non lo ricarica, e la compilazione di un altro file.

Anatomia di un documento

La lezione sull’anatomia di un documento ha spiegato pezzo per pezzo ciò che il documento minimo portava come ricetta. Il preambolo configura e il corpo compone, perché giunti a \begin{document} la configurazione si chiude. I comandi si dividono in parole di controllo, il cui nome termina al primo carattere che non è una lettera e che consumano lo spazio seguente, e simboli di controllo, che non lo consumano; ricevono argomenti obbligatori tra graffe e facoltativi tra parentesi quadre, e alcuni hanno una forma asteriscata. Le dichiarazioni valgono fino alla fine del gruppo che le contiene, e gli ambienti, che sono gruppi, devono chiudersi nell’ordine inverso a quello d’apertura. I dieci caratteri riservati fanno qualcosa invece di stamparsi, e ciascuno ha il suo modo di essere stampato. I pacchetti e la classe, con le loro opzioni, completano la struttura.

Compilare e correggere gli errori

La lezione sulla compilazione e la correzione degli errori ha riunito tutto ciò che precede. Ha spiegato che il motore lavora per passate, sicché i riferimenti e l’indice si completano nella passata seguente, e che latexmk ripete le passate da sé; ha insegnato a leggere un errore dalla sua riga col punto esclamativo, dal suo numero di riga e dalla spezzatura che separa ciò che è stato letto da ciò che restava da leggere; ha distinto gli errori, che si correggono sempre, dagli avvertimenti e dai messaggi sulle scatole; ha associato i messaggi più frequenti alle loro cause, che sono quasi sempre infrazioni dell’anatomia del sorgente; e ha proposto una strategia: leggere per primo il primo errore, dividere il sorgente a metà, ridurre il problema a un esempio minimo, cancellare i file ausiliari e cercare il messaggio.

La figura seguente riunisce i quattro tratti in un’unica catena. Ogni nodo della colonna è un concetto o un procedimento, numerato secondo l’ordine in cui si appoggiano gli uni sugli altri e unito da un arco agli anelli precedenti che usa; attorno fluttuano i sostegni, cioè i principi a cui la catena ricorre di continuo, ciascuno unito da un tratto pieno agli anelli che vi si appoggiano e da uno punteggiato all’anello in cui viene stabilito, salvo quello che si ammette senza studiarlo, che si disegna come un anello vuoto. Facendo clic su un sostegno si evidenziano tutti gli anelli che lo usano, e ogni anello rimanda alla lezione in cui si studia.

Sostegni della catena

  • AFile e cartelle. L’uso corrente di file e cartelle su un computer: crearli, nominarli, ritrovarli, copiarli e distinguerli dall’estensione. Si dà per noto fin dall’introduzione. Ammesso senza dimostrazione in questa unità.
  • BContenuto e forma. L’autore dichiara che cos’è ogni cosa, e la classe del documento e il preambolo decidono come appare. Stabilito in: 2. Linguaggio di marcatura.
  • CUnicode e font. LuaLaTeX legge il sorgente in Unicode, salvato in UTF-8, e carica i font del sistema; un carattere che il font non contiene non ferma la compilazione, ma manca nel PDF. Stabilito in: 3. Motori e LuaLaTeX.
  • DIl log. Ogni compilazione annota nel file di log ciò che ha fatto, con i suoi errori e avvertimenti; è la prima cosa che si legge quando qualcosa non va. Stabilito in: 5. Sorgente, compilazione e PDF.
  • EGruppi e ambito. Una dichiarazione vale fino alla fine del gruppo che la contiene; le graffe e gli ambienti aprono gruppi che devono chiudersi nell’ordine inverso a quello d’apertura. Stabilito in: 12. Gruppi e ambienti.
  • FCaratteri riservati. Dieci caratteri fanno qualcosa invece di stamparsi; scritti tali e quali nel testo, producono un errore o un effetto inavvertito. Stabilito in: 13. Caratteri riservati.
  • GIl primo errore. Per riprendersi da un errore il motore tira a indovinare, e le sue congetture possono produrre errori nuovi; solo il primo corrisponde con certezza al sorgente. Stabilito in: 16. Lettura di un errore.
  1. Tratto 1 Che cos’è LaTeX

    • Spiegare che cos’è la composizione tipografica e perché i testi accademici la richiedono.
    • Separare il contenuto dalla forma mediante un linguaggio di marcatura.
    • Scegliere il motore secondo le lingue, le scritture e i font, e giustificare LuaLaTeX.
    • Prevedere che cosa produce un sorgente secondo le regole degli spazi, dei paragrafi e dei commenti.
    1. Composizione tipografica. Comporre è decidere dove cade ogni lettera, dove finisce ogni riga e dove si taglia ogni pagina; i testi accademici, con formule, rimandi, note e più lingue, lo richiedono in misura maggiore.

      Dimostrato in: Che cos’è LaTeX.

    2. Linguaggio di marcatura. In LaTeX, un insieme di macro scritto sopra TeX, l’autore marca il contenuto in un file di testo semplice, e la forma deriva dalla classe e dal preambolo.

      Usa: 1. Composizione tipografica. Dimostrato in: Che cos’è LaTeX.

    3. Motori e LuaLaTeX. pdfLaTeX, XeLaTeX e LuaLaTeX capiscono lo stesso LaTeX, ma solo gli ultimi due leggono Unicode e caricano i font del sistema; il corso usa LuaLaTeX.

      Usa: 2. Linguaggio di marcatura. Dimostrato in: Che cos’è LaTeX.

    4. Spazi, paragrafi e commenti. Più spazi valgono uno e un a capo vale uno spazio; una riga vuota chiude il paragrafo; il segno di percentuale trasforma in commento il resto della riga, con il suo a capo.

      Usa: 2. Linguaggio di marcatura. Dimostrato in: Che cos’è LaTeX.

    5. Sorgente, compilazione e PDF. Si scrive il sorgente, il motore lo compila e si legge il PDF; accanto a esso restano il log e il file ausiliario.

      Usa: 3. Motori e LuaLaTeX. Si appoggia su: A (File e cartelle). Dimostrato in: Che cos’è LaTeX.

  2. Tratto 2 L’ambiente di lavoro

    • Scegliere una distribuzione e un tipo d’installazione secondo il sistema, lo spazio e la connessione.
    • Configurare Texmaker e Overleaf per compilare con LuaLaTeX.
    • Organizzare ogni progetto nella sua cartella e decidere quali file si conservano.
    • Spiegare perché un PDF può non cambiare dopo una correzione.
    1. Distribuzione e pacchetti. Una distribuzione riunisce i motori, i pacchetti, i font e un gestore che installa ciò che manca: TeX Live, MiKTeX o MacTeX, completa o di base.

      Usa: 3. Motori e LuaLaTeX. Si appoggia su: A (File e cartelle). Dimostrato in: L’ambiente di lavoro.

    2. Texmaker e Overleaf. Texmaker si configura per compilare con LuaLaTeX, salvare in UTF-8 e sincronizzare il sorgente con il PDF; in Overleaf si sceglie LuaLaTeX in ogni progetto.

      Usa: 5. Sorgente, compilazione e PDF, 6. Distribuzione e pacchetti. Si appoggia su: C (Unicode e font). Dimostrato in: L’ambiente di lavoro.

    3. Cartella e file ausiliari. Ogni documento ha la sua cartella; ciò che l’autore ha scritto o fornito si conserva, e i file ausiliari, che la compilazione rigenera, si possono cancellare.

      Usa: 5. Sorgente, compilazione e PDF, 7. Texmaker e Overleaf. Si appoggia su: A (File e cartelle). Dimostrato in: L’ambiente di lavoro.

    4. Il PDF che non cambia. Se il PDF non cambia, o la compilazione non l’ha scritto, o il visualizzatore lo blocca o non lo ricarica, o si è compilato un altro file; il log e l’ora del PDF decidono.

      Usa: 8. Cartella e file ausiliari, 7. Texmaker e Overleaf. Si appoggia su: D (Il log). Dimostrato in: L’ambiente di lavoro.

  3. Tratto 3 Anatomia di un documento

    • Distinguere il preambolo dal corpo e decidere dove va ogni comando.
    • Riconoscere le parti di un comando e prevedere dove finisce il suo nome.
    • Prevedere l’ambito delle dichiarazioni e annidare correttamente gli ambienti.
    • Stampare i dieci caratteri riservati e spiegare che cosa fanno senza protezione.
    1. Preambolo e corpo. Il preambolo carica pacchetti e prende decisioni senza comporre nulla; il corpo è l’unico luogo in cui si compone; ciò che solo definisce o memorizza può stare in entrambi, e conviene nel preambolo.

      Usa: 5. Sorgente, compilazione e PDF. Si appoggia su: B (Contenuto e forma). Dimostrato in: Anatomia di un documento.

    2. Comandi. Una parola di controllo termina al primo carattere che non è una lettera e consuma lo spazio seguente; un simbolo di controllo ha un solo carattere e non lo consuma; gli argomenti vanno tra graffe o tra parentesi quadre.

      Usa: 4. Spazi, paragrafi e commenti. Dimostrato in: Anatomia di un documento.

    3. Gruppi e ambienti. Una dichiarazione vale fino alla fine del suo gruppo; gli ambienti sono gruppi, e uno aperto dentro un altro si chiude prima di esso.

      Usa: 11. Comandi. Si appoggia su: B (Contenuto e forma). Dimostrato in: Anatomia di un documento.

    4. Caratteri riservati. La barra rovescia, le graffe, la percentuale, il dollaro, la e commerciale, il cancelletto, il trattino basso, l’accento circonflesso e la tilde fanno qualcosa invece di stamparsi, e ciascuno si stampa in un modo proprio.

      Usa: 11. Comandi, 4. Spazi, paragrafi e commenti. Dimostrato in: Anatomia di un documento.

    5. Pacchetti e classe. I pacchetti ampliano ciò che LaTeX sa fare e si caricano solo nel preambolo; la classe, con le sue opzioni, fissa la forma generale del documento.

      Usa: 10. Preambolo e corpo, 6. Distribuzione e pacchetti. Si appoggia su: B (Contenuto e forma). Dimostrato in: Anatomia di un documento.

  4. Tratto 4 Compilare e correggere gli errori

    • Spiegare perché i riferimenti e l’indice richiedono un’altra passata, e compilare con latexmk.
    • Leggere un errore del log: il suo messaggio, la sua riga e il punto del rilevamento.
    • Collegare gli errori più frequenti alle loro cause probabili.
    • Individuare la causa reale di un errore con una strategia ordinata, e decidere a quali avvertimenti dare seguito.
    1. Passate e latexmk. In ogni passata il motore annota nei file ausiliari numeri e titoli che la passata seguente usa; latexmk ripete le passate finché nulla cambia.

      Usa: 8. Cartella e file ausiliari. Si appoggia su: D (Il log). Dimostrato in: Compilare e correggere gli errori.

    2. Lettura di un errore. Un errore si riconosce dalla sua riga col punto esclamativo; la riga che comincia con l. dà il numero della riga del sorgente, spezzata tra ciò che è stato letto e ciò che restava da leggere.

      Usa: 9. Il PDF che non cambia, 11. Comandi. Si appoggia su: D (Il log). Dimostrato in: Compilare e correggere gli errori.

    3. Errori frequenti. Comandi o ambienti non definiti, formule non aperte, graffe che non si corrispondono, file mancanti e testo nel preambolo: ogni messaggio tradisce l’infrazione di una regola dell’anatomia del sorgente.

      Usa: 16. Lettura di un errore, 10. Preambolo e corpo, 12. Gruppi e ambienti, 13. Caratteri riservati, 14. Pacchetti e classe. Si appoggia su: E (Gruppi e ambito), F (Caratteri riservati). Dimostrato in: Compilare e correggere gli errori.

    4. Strategia di debug. Leggere il primo errore, dividere il corpo a metà senza spezzare gruppi né ambienti, ridurre a un esempio minimo, cancellare i file ausiliari e cercare il messaggio.

      Usa: 17. Errori frequenti, 4. Spazi, paragrafi e commenti, 8. Cartella e file ausiliari. Si appoggia su: D (Il log), E (Gruppi e ambito), G (Il primo errore). Dimostrato in: Compilare e correggere gli errori.

    5. Avvertimenti. Gli avvertimenti non fermano la compilazione, ma alcuni esigono di intervenire: riferimenti non definiti, richieste di compilare di nuovo, righe che sporgono e caratteri mancanti.

      Usa: 15. Passate e latexmk, 16. Lettura di un errore. Si appoggia su: C (Unicode e font), D (Il log). Dimostrato in: Compilare e correggere gli errori.

Verso il testo. La catena si ferma dove il documento minimo non basta più: il testo stesso, con le sue lingue, scritture, note e citazioni, è l’oggetto dell’unità seguente.