Riepilogo
Questa lezione scompone un sorgente LaTeX nei suoi pezzi. Distingue il preambolo dal corpo e spiega che cosa può andare in ciascuno e perché; descrive i comandi, con i loro due tipi di nome, i loro argomenti obbligatori e facoltativi e le loro forme asteriscate, e precisa dove finisce il nome di un comando; mostra come i gruppi limitano l’ambito delle dichiarazioni; presenta gli ambienti e l’errore prodotto da un annidamento sbagliato; passa in rassegna i dieci caratteri riservati, che cosa fa ciascuno e come si stampa; spiega i commenti come mezzo per disattivare il codice; e presenta brevemente i pacchetti e la classe del documento con le sue opzioni, che l’unità dedicata alla struttura svilupperà.
Obiettivi di apprendimento
- Distinguere il preambolo dal corpo e decidere dove deve andare un comando in base a ciò che fa.
- Riconoscere in un comando il nome, gli argomenti obbligatori e facoltativi e la forma asteriscata, e prevedere dove finisce il nome.
- Prevedere l’ambito di una dichiarazione all’interno di gruppi e ambienti, e scriverla in modo che agisca solo sul testo dovuto.
- Annidare correttamente gli ambienti e interpretare l’errore prodotto da un annidamento sbagliato.
- Stampare ciascuno dei dieci caratteri riservati e spiegare che cosa fa ciascuno quando non è protetto.
Le due parti di un sorgente
Ogni sorgente LaTeX ha la stessa forma. Comincia con \documentclass, che dichiara la classe del documento. Ciò che segue, fino a \begin{document}, è il preambolo: vi si caricano i pacchetti e si prendono le decisioni che valgono per tutto il documento, ma non si compone nulla. Tra \begin{document} e \end{document} si trova il corpo, l’unico luogo in cui si compone testo. Ciò che si scrive dopo \end{document} viene ignorato del tutto.
La divisione non è una convenzione di stile, ma una conseguenza del modo in cui LaTeX lavora. Arrivato a \begin{document}, LaTeX chiude la configurazione: ormai si sa quali pacchetti ci sono e quali carattere, lingua e formato di pagina sono in vigore, e da quel momento si compone. Ne seguono due regole, e due errori. Prima: un pacchetto può essere caricato solo nel preambolo, perché potrebbe cambiare decisioni già applicate; un \usepackage nel corpo produce l’errore «Can be used only in preamble». Seconda: nel preambolo non si compone nulla; un testo, un titolo di sezione o un indice scritti prima di \begin{document} producono l’errore «Missing \begin{document}».
Tra i due estremi ci sono comandi che si limitano a definire o a memorizzare qualcosa, senza comporlo: \newcommand, che definisce un comando nuovo, o \title, che memorizza il titolo finché \maketitle non lo stampa. Questi funzionano in entrambe le parti, ma vanno nel preambolo, perché così valgono dall’inizio e chi legge il sorgente li trova riuniti.
I commenti, che cominciano con %, indicano le parti; il motore li ignora. Anche l’ultima riga, scritta dopo \end{document}, non compare nel risultato.
\documentclass{article} % la classe\usepackage{fontspec} % preambolo: pacchetti\usepackage[italian]{babel}\title{Relazione di lettura} % preambolo: dati memorizzati\author{Anna Rossi}\date{}\begin{document} % comincia il corpo\maketitle\section{Impostazione del problema}Il corpo è l’unico luogo in cui si compone testo.\end{document} % fine del corpoQuesta riga non compare nel risultato.Il comando \date{}, con l’argomento vuoto, fa sì che \maketitle non stampi la data, che altrimenti sarebbe quella della compilazione.
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